Toscana
La casina degli attrezzi è fatta in mattoni di canapa
Mentre cerca nuovi sbocchi per il suo mestiere, il fumista Galli fa un esperimento E così il garage con stanzino degli Anni ’60 diventa un mini esempio di bioedilizia
Sul retro di un’abitazione spunta una (nuova) casina degli attrezzi: “Non c’è nulla di strano” direbbe chiunque, se non fosse che non è fatta né in legno né in laterizio. Bensì in canapa. In blocco canapa. Siamo a Braccagni in via Garibaldini, una delle strade che incontrano perpendicolarmente l’Aurelia (da una parte) e la ferrovia (dall’altra). È una lunga e dritta striscia di case fatte con tetti “a padiglione”: sembrano dei matitoni. Ed è qui che ha preso forma uno dei primi (e ancora rari) esempi di utilizzo in edilizia della canapa, grazie a un sogno, quello di Lucia Caperozzi, e alla voglia di sperimentare nuovi sbocchi per il proprio mestiere di un caro amico di lei: Edo Galli.
il regno di sestino
Dietro all’abitazione di Lucia c’è una casina: è un mini-garage con stanzino di una ventina di metri quadri. L’aveva costruito negli Anni Sessanta babbo Sestino, che aveva le mani d’oro: era ciabattino, aggiustava biciclette e aveva realizzato quel capanno con legni e lamiere e pezzi ottenuti – è quasi incredibile – smontando una trebbiatrice. «Erano gli anni in cui – racconta Lucia – tutti noi ragazzi avevamo il babbo che si era costruito l’annesso dietro casa dove aggiustava di tutto: era un po’ il retaggio della vita di campagna». Sarà perché l’aveva fatta il babbo, sarà perché a essa sono legati i ricordi della giovinezza, a quella casupolina Lucia è sempre stata affezionata, tanto da volerla valorizzare per trasformarla in una piccola, personalissima, bottega dove trascorrere, con le mani impegnate (come faceva babbo Sestino) un po’ di tempo libero. E qui entra in gioco l’amico Edo.
la sperimentazione
«Io nasco fumista, costruisco camini – interviene Edo Galli – e dopo la legge che vieta la costruzione di camini in città, il lavoro mi si è di molto ridotto: devo reinventarmi». E così gli viene in mente la via della canapa, come possibile nuova chance per chi chiede pane all’edilizia. E così Edo libera estro e manualità e comincia a creare un mattone sperimentale fatto con calce e canapulo, cioè la parte legnosa della pianta di canapa.
un prodotto unico
«La canapa è un prodotto fantastico – dice il fumista – in Maremma ormai si pianta ovunque. Con l’azienda agricola Mario Balestri abbiamo tre ettari e mezzo di terreni coltivati a canapa; nel 2018 l’abbiamo venduta a un’azienda del comparto alimentare di Rimini, mentre la produzione 2019 sarà destinata al farmaceutico e alla cosmesi». I benefici che si ottengono con l’utilizzo della canapa in edilizia sono tantissimi, spiega Edo Galli, che ha appiccicato una lunga lista che li elenca – come in una sorta di Bibbia– vademecum – su una delle pareti all’interno della casupolina: isolamento termico, inerzia termica, isolamento acustico, traspirabilità, salubrità (cattura Co2), respirabilità, durevolezza, leggerezza, biocompatibilità, riciclabilità, ecocompatibilità. Dopo la sperimentazione del suo mattone, Edo apre il cantiere sul retro dell’abitazione di Lucia.
partono i lavori
Richiesti i permessi e fatto eseguire il progetto statico, «Abbiamo realizzato una struttura portante in ferro – spiega Galli – su cui abbiamo appoggiato il tetto in legno coibentato con 15 centimetri di canapulo e calce e cinque centimetri di ventilazione, pannelli di truciolato per l’impermeabilità; le tegole sono invece quelle che utilizzò Sestino», che sono arrivate “in ottima forma” all’oggi. Le pareti sono fatte con i “Blocco Ambiente”, i biomattoni della Tecnocanapa Senini di Brescia, impresa dell’edilizia che dal cemento si è convertita al canapulo e alla calce. Il Blocco Ambiente – che è un marchio registrato – è un biomattone che combina proprietà di isolamento e massa termica; è composto da canapulo, acqua e calce naturale come legante. Edo ha utilizzato i blocchi di canapa e calce come fossero laterizi: «Sembra riso soffiato – dice – Ho fatto tutto con mio fratello Enrico. E anche l’impasto, la malta di allettamento, è fatta di canapulo e calce». Per la casina di Lucia sono stati acquistati cinque metri cubi di blocchi della Tecnocanapa Senini per una spesa di circa 20-25mila euro, ovvero il 15-20% in più rispetto ai metodi tradizionali ma i benefici sono tanti e tangibili. Poi è stato tutto intonacato con calce naturale alternata con gli intonaci di Edo – “a km 1”, come dice lui – fatti con calce, acqua e spolvero di canapa.
il sogno si avvera
L’effetto è quello di un colore naturale, che tira al verdino. «Assomiglia un po’ alle stoffe colorate con le tinte naturali che suggeriscono i profumo dell’orto – descrive Lucia mentre guarda soddisfatta il risultato – Sarà la mia bottega, ci metterò la macchina da cucire, la userò come stanzina per la pittura...». È grata all’amico che è figlio d’arte: suo padre era un muratore. «Io ho sempre utilizzato la calce – dice Edo – Il cemento non mi è mai piaciuto. E ho sempre voluto sperimentare. Ho sperimentato per esempio il tadelakt», tecnica decorativa marocchina frutto di un’antichissima tradizione artigiana, il cui risultato è particolarmente resistente all’acqua grazie all’utilizzo della speciale calce marocchina prodotta nelle antiche fornaci di Marrakech, rivestimento tradizionale di hammam, giardini e palazzi del Marocco. Il pavimento della bottega di Lucia sarà di cocciopesto, sotto al quale verrà previsto qualche centimetro di calce e canapulo per isolare.
quasi un unicum
Siamo a Braccagni, dicevamo, e la domanda per Edo è: se nei d’intorni e in Maremma ci siano altri esempi di bioedilizia come il suo. «Sicuramente c’è una casa recuperata dell’Ente Maremma di cui ho visto il progetto a Festambiente, e qualcosa a Venturina e a Cascina». Per il momento, insomma, rimane una rarità. –
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