Sicurezza
«Posso ospitarli in albergo» Ma loro rifiutano l’offerta
Il proprietario di una struttura di Piombino si è fatto avanti: la coppia vuole restare a Follonica. Il Comune aveva trovato loro una casa a Scarlino
Dentro a quella casa trovata loro dal Comune proprio non ci vogliono stare: hanno preferito passare tre giorni sopra a una panchina piuttosto che accettare di trasferirsi a Scarlino, dove avevano un letto, una cucina, un bagno e, soprattutto, il calore di quattro mura.
Adesso anche un imprenditore di Piombino ha offerto loro una camera, gratuita e per tutta la stagione invernale ma la verità è che la coppia non ha nessuna intenzione di lasciare la città del Golfo. Era lo scorso ottobre quando i due, una donna di 71 anni e il convivente di una ventina di anni meno, che vivevano senza titolo dentro a quella casa ai piedi della ciminiera, veniva assegnata l’ordinanza di sgombero. Prima, però, il Comune aveva trovato loro una soluzione alternativa: una casa nel Comune di Scarlino.
L’abitazione nell’Ilva non era più sicura: in seguito ad un sopralluogo dei vigli del fuoco, la ciminiera che si staglia sopra la piccola casa, era risultata essere pericolante e quelle due persone erano state fatte allontanare proprio per motivi di sicurezza. Per loro si è però attivata subito una rete sociale forte che ha trovato soluzioni in tempi brevi. Soluzione che però non è stata apprezzata dalla coppia.
L’amministrazione aveva trovato, grazie ai servizi sociali del Coeso, una nuova soluzione abitativa e la coppia era stata trasferita in taxi a Scarlino a spese della amministrazione. La casa di Scarlino, però, è stata ben presto abbandonata dalla coppia, senza che sindaco o altri dell’amministrazione fossero a conoscenza della scelta.
Dopo un primo tentativo di rientrare nella casa inagibile dell’Ilva, i due hanno quindi deciso di dormire all’aperto.
La storia della coppia è arrivata anche a Piombino dove Gianluca Martelli, titolare dell’albergo Falesia, ha pensato di offrire loro una stanza: «Mi ha colpito questa storia – dice – e ho pensato di farmi avanti per trovare una soluzione, mi dispiace sapere che vivono su una panchina». I due però non hanno nessuna intenzione di spostarsi dalla città del Golfo. «La storia di queste persone – dicono il sindaco Andrea Benini e l’assessore Alessandro Ricciuti – è, da tempo, insieme ad altre situazioni difficili, al centro delle attenzioni delle politiche sociali dell’amministrazione che non si è mai sottratta ai suoi impegni. È importante per noi, però, sottolineare che la spettacolarizzazione del dolore e della marginalità non appartiene al nostro modo di amministrare e che ci siamo sempre avvicinati a tutto ciò che ruota intorno al sociale per risolvere, nell’ambito del possibile, le problematiche, preservando la dignità di chi si trova in difficoltà».
Quella della coppia è stata una scelta ben precisa e di fronte a questo è impossibile imporsi: «Capita, a volte, che le persone coinvolte nelle politiche sociali decidano di non accettare i percorsi proposti e, se non sono interdette, è loro libera scelta farlo senza che nessuno di noi possa contrastare tali decisioni, anche se esse peggiorano la qualità della vita nella quale quelle persone versano – dicono sindaco e assessore – Lavoriamo quotidianamente con Coeso, servizi sociali, Forze dell’ordine e associazioni di volontariato per gestire ogni situazione si presenti e anche in questo caso è stato così. Ognuno ha fatto la sua parte e siamo già intervenuti, ancora insieme ai servizi sociali, per cercare di convincere le due persone ad accettare di andare alla mensa Caritas per un pasto caldo e un posto letto per la notte. Non spettacolarizzeremo mai – continuano Benini e Ricciuti – gli interventi che siamo costretti a fare o il lavoro quotidiano che portiamo avanti con le associazioni e i servizi sociali, ma ciò non significa che quel lavoro non esista e che non sia un impegno duro e a 360°. C’è purtroppo un rischio fondato anche in Italia, a forza di alimentare odio, intolleranza e paura del diverso, di un deragliamento di civiltà che porta al “reato di povertà”. La politica che piace a noi – concludono – vive anche di scelte silenziose e di umanità che ogni giorno la nostra comunità cittadina è in grado di generare attraverso tutto il sistema pubblico e privato, tra istituzioni e mondo del volontariato, attento a scelte di umanità e di solidarietà per gli ultimi che non richiedono le prime pagine dei giornali». —
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