Gioco
Un’oasi per gli animali maltrattati in Grancia «Ora sogniamo di aprire una merenderia»
Gli ospiti di Serena e Luigi sono più di 600: l’appello della onlus per raccogliere cibo da dare alle tante specie che sono state salvate
Francesca gori
Il sogno di Serena e Gigi è quello di aprire una merenderia all’interno del parco. Un posto dove fermarsi a mangiare, dove gustare i prodotti del territorio, dove fare una pausa dopo aver visitato gli oltre seicento animali che sono stati salvati in tutta Italia dalla coppia. Un sogno che probabilmente si potrà realizzare presto, una volta ottenuti tutti i permessi.
La onlus guidata da Serema Arrigucci ha un solo obiettivo: quello di dare una casa agli animali vittima di maltrattamenti. Un sogno che si sta realizzando, grazie all’amore e alla passione che la donna e il marito, Luigi De Vicenti stanno investendo in questa missione. In Grancia, dove si trova questo spazio aperto a tutte le specie di animali possibili, oggi ce ne sono più di 600. E dar loro da mangiare costa circa 150mila euro all’anno. «Ci piacerebbe creare una merenderia - dice Serena Arrigucci - e soprattutto far diventare questo spazio una fattoria didattica, un centro didattico aperto a tutti, dove sia le famiglie che le scuole possano passare del tempo con gli animali che abbiamo messo in salvo». Non è certo facile, portare avanti un progetto del genere. La Onlus “Proteggiamo i nostri amici animali in Maremma” è nata tre anni fa proprio per volere di Serena. Ora però, con 642 animali da sfamare, le difficoltà per i quattro volontari che si danno il cambio per prendersi cura degli animali.
È un regno quello di Grancia per gli animali che rischiavano il macello o che venivano maltrattati, un regno creato da Luigi De Vicenti che conta, fino a oggi 620 animali e una onlus che si prende cura, grazie al lavoro di quattro volontari, di loro. Ci sono maialini vietnamiti, cinghiali, pony e cavalli. Ci sono mucche, tori, asini e daini ma anche due esemplari di lama, pavoni e struzzi. Uccellini e una volpe cieca e un po’ ritardata che qui sta bene e si diverte: il rifugio degli animali maltrattati è nato tre anni fa quando l’uomo, gestore della stazione di servizio della Esso alle Quattro strade ha creato i primi box su un appezzamento di terreno che aveva acquistato in località Grancia, a pochi chilometri dalla città. Cinque ettari in aperta campagna, su un poggio che guarda da lontano Grosseto, i suoi palazzi, e la quattro corsie.
È qui che gli animali vittime di maltrattamenti, sequestrati dalle guardie venatorie, portati in salvo dalle associazioni animaliste e dai carabinieri forestali vengono accolti. Camminare tra i recinti che accolgono gli animali è un’esperienza: ci sono cavalli e mucche, ci sono cinghiali e struzzi. Ci sono lama, uccelli rari, pavoni.
C’è tutto un mondo che vale la pena di tutelare e che ha di nuovo bisogno di tutti. È possibile dare una mano a Serena e Gigi facendo una donazione sul conto intestato alla donna (Iban IT37R0885172321000000204853) oppure portando direttamente il cibo al rifugio. —
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