Toscana
Ricattavano gli anziani dopo i rapporti sessuali Condannate due ventenni
La mamma era già finita nei guai per sfruttamento della prostituzione. Ieri è stata sua figlia a essere condannata, insieme a un’amica, per il reato di estorsione a sfondo sessuale nei confronti di due anziani. È finito con una condanna a quattro anni e 4.200 euro di multa oltre al pagamento delle spese, il processo a carico di Gabi Toma, 24 anni e Dinarca Bancuta, 22 anni, le due ragazze rom che erano state arrestate dai carabinieri di Follonica dopo che il figlio di un anziano e il fratello dell’altro avevano chiesto ai militari di intervenire perché i loro congiunti erano appunto caduti nella tela tessuta dalle due giovani, all’epoca dei fatti appena maggiorenni. «Le due ragazze sono giovani e incensurate - ha detto in aula il sostituto procuratore Arianna Ciavattini - e non hanno certo avuto una guida morale».
Il pm ha chiesto quattro anni e mezzo di reclusione, facendo cadere l’aggravante della “minorata difesa”. «I due anziani sono risultati essere lucidi e consapevoli - ha spiegato - proprio come ha confermato anche il loro medico».
Di diverso avviso, rispetto alle responsabilità delle ragazze, è stata l’avvocato Elena Pellegrini, che ha chiesto l’assoluzione. «È stata addossata tutta la responsabilità a loro due - ha detto - senza andare a vedere chi di fatto a messo in piedi il sistema di estorsioni. Le due ragazze sono analfabete, non avrebbero potuto scrivere quel biglietto che viene loro attribuito». Il collegio giudicante era composto da Adolfo Di Zenzo (presidente), Giovanni Puliatti e Gian Marco De Vincenzi.
La vicenda risale al 2016 quando i carabinieri ricevettero le segnalazioni da parte dei parenti dei due ottantenni: i rapporti sessuali con le due ragazze erano cominciati l’anno prima e dopo qualche mese erano iniziate anche richieste di denaro extra. Entrambe avrebbero chiesto del denaro (fino a 8.000 euro) per delle spese sanitarie urgenti, nonché per uno stato di gravidanza in cui Bancuta si sarebbe trovata in conseguenza dei rapporti avuti con il pensionato: anzi, il denaro (inizialmente 3.500 euro) sarebbe servito per l’interruzione della gravidanza. Se l’uomo non avesse versato il denaro, avrebbero riferito tutto a un loro zio in patria. E questo messaggio sarebbe stato riferito sia a voce, sia per telefono, sia con un foglio scritto a mano lasciato sulla porta dell’orto del pensionato.
Il quale si era però rifiutato e aveva raccontato tutto ai carabinieri. In precedenza aveva dato del denaro alle due ragazze, che gli avrebbero chiesto il pagamento delle prestazioni non nell’immediatezza ma dopo qualche giorno: la documentazione bancaria aveva confermato i versamenti.
Diversa la situazione per l’altro ottantenne: l’estorsione sarebbe stata perfezionata, ma la cornice era del tutto simile. —
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