Il dolore
Maltrattamenti, con il codice rosso le donne denunciano sempre di più
Dall’inizio dell’anno i casi arrivati in tribunale sono aumentati. Il giudice Marco Mezzaluna: «L’urgenza non è sempre un bene»
GROSSETO. «Ecco perché succedono i femminicidi»: a parlare è un uomo di 41 anni di Grosseto, denunciato dall’ex compagna per maltrattamenti. È questa una delle frasi riportate nel decreto di rinvio a giudizio nei confronti di questo stesso grossetano che sarà processato.Una frase che dice tante cose, oggi: che conferma che nell’immaginario degli uomini, anche quelli che usano violenza nei confronti delle donne che considerano loro magari proprio quando hanno deciso di andarsene, il concetto che uccidere una donna non è solo un omicidio, è entrato. Ma vuol dire anche che nonostante le iniziative, nonostante l’inasprimento delle sanzioni, nonostante l’introduzione del codice rosso, c’è ancora tanto da fare. «Dall’inizio dell’anno le donne denunciano molto di più - conferma il giudice Marco Mezzaluna, che il tribunale ha nominato coordinatore dell’ufficio gip/gup e responsabile della comunicazione del palazzo di giustizia - E ora che con il codice rosso i tempi si sono accorciati, sono incentivate a farlo sempre di più. È un bene, da un lato. Ma dall’altro, il carattere di urgenza insito in questo tipo di percorso rischia di andare a discapito dell’accuratezza».
È stato il giudice Mezzaluna a rinviare a giudizio il quarantunenne di Grosseto. Uno dei tanti casi che finiscono sulle scrivanie dei magistrati del tribunale di Grosseto: l’uomo è accusato di aver picchiato la sua compagna anche quando era incinta. Di averla umiliata, di averla minacciata. «Non farti trovare mai da sola - le avrebbe detto - che ti pieno di botte». Le botte, poi, sono arrivate davvero tanto che la donna si è dovuta rivolgere al pronto soccorso per la frattura dell’etmoide causata da uno schiaffo.
Ora, con il codice rosso, nell’arco di cinque o sei giorni si arriva all’emissione di una misura cautelare che viene appunto decisa dal gip. «Decidiamo in 24, massimo 48 ore - spiega Mezzaluna - dopo aver ricevuto la richiesta da parte del pm che, dal momento della ricezione della querela, ha soltanto tre giorni di tempo per svolgere le indagini. In così poco tempo è chiaro che non sia possibile approfondire quanto sarebbe necessario fare. È un bene che i tempi si siano accorciati, questo sì. Ma non tutti i provvedimenti hanno lo stesso carattere di urgenza previsto dalla legge». Quello che per il coordinatore dell’ufficio gip/gup del tribunale di Grosseto è importante, è la rete che segue dall’inizio le donne che subiscono maltrattamenti e che decidono di mettere fine al loro incubo. Il Codice rosa, nato proprio a Grosseto, è diventato il protocollo adottato in tutta Italia per trattare i casi di violenza sulle donne che vengono affiancate da assistenti sociali, psicologi, esperti che insieme all’Asl e alle forze dell’ordine e la Procura riescono a uscire dalle spirali di violenza nelle quali sono piombate. La misura cautelare che normalmente viene emessa nei casi di maltrattamenti, è il divieto di avvicinamento o l’obbligo di allontanamento. «Nei casi più gravi ovviamente anche il carcere - aggiunge il giudice - Uno strumento utile, previsto proprio dal codice rosso, sarebbe il braccialetto elettronico per chi è sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento. Purtroppo però, come spesso succede, si fanno riforme che restano sulla carta: a Grosseto non ci sono questi dispositivi, non possiamo utilizzarli come prevederebbe la legge in questi casi. Sarebbero efficaci, sarebbero un bel deterrente per evitare che certe situazioni, già terribili, possano degenerare».
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