Il Tirreno

Grosseto

IO E TE - ASSOCIAMO I CUORI

Olympia de Gouges, da 20 anni a fianco delle donne maltrattate

Lina Senserini
L'associazione Olympia de Gouges
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L'associazione Olympia de Gouges

Il Centro antiviolenza dell'associazione ha supportato 1300 vittime di abusi. E purtroppo gli sos crescono

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GROSSETO. "Quando vediamo tornare il sorriso, quando le donne che riescono a uscire dalla spirale di violenza si rifanno una vita, si ricostruiscono un futuro, spesso insieme ai figli, grazie al nostro aiuto, si apre il cuore. Questo dà senso a tutto quello che facciamo e all’impegno che ciascuna di noi mette quotidianamente nella gestione del Centro". Sabrina Gaglianone, insegnante (in foto è la quinta da sinistra), in passato impegnata in ruoli politici, dal 2013 presidente dell’associazione Olympia de Gouges che gestisce il Centro antiviolenza, ma attiva nel gruppo delle volontarie da 2009, ne ha viste tante di storie di donne maltrattate, non tutte finite bene. Le sue parole sono la misura più profonda dell’importanza di impegnarsi per gli altri, non solo in questa, ma in tutte le attività di volontariato.
Il Centro antiviolenza Olympia ha appena compiuto 20 anni e in questo lungo periodo di forte presenza sul territorio provinciale ha accolto e supportato centinaia di donne che hanno sempre trovato una persona preparata e competente pronta ad ascoltarle.

I numeri. I numeri dell’attività parlano chiaro: oltre 1300 donne accolte dal 2010 a oggi, di cui 186 nel 2018 (121 italiane e 65 straniere, 126 con figli). Al 30 settembre 2019 si sono rivolte al Centro 182 donne di cui 16 in emergenza, due nuclei familiari sono ospitati nella casa rifugio.
«Il trend è in aumento – spiega Gaglianone – pur considerando che questi sono i casi che emergono. Il numeri maggiori non sono necessariamente legati alla crescita del fenomeno, ma anche al fatto che sempre più donne trovano il coraggio di chiedere aiuto. Per questo abbiamo una rete capillare che copre tutto il territorio provinciale, collegata sia al numero nazionale di emergenza 1522 che ad altre strutture simili in Toscana e in Italia».

Le attività. L’attività non è solo quella di ascolto e accoglienza delle donne che decidono di avviare un percorso. Ci sono anche i progetti con le scuole, l’organizzazione di eventi, l’informazione e la sensibilizzazione, la collaborazione con le istituzioni e tutti i soggetti coinvolti nella lotta a questo fenomeno. Per svolgere al meglio questi compiti collaborano con il Centro circa 50 socie attive che si occupano dei progetti scuola e dell’organizzazione degli eventi. Le operatrici di ascolto, quelle che prendono in carico le donne maltrattate, invece, sono circa 20.

«Questa distinzione di ruoli è necessaria – spiega Gaglianone – perché non tutte le persone che collaborano con noi hanno piena disponibilità di tempo, come comporta l’attività di ascolto e l’accoglienza. In questo caso significa essere sempre disponibili, accompagnare la vittima, creare con lei un rapporto di fiducia che richiede, possibilmente, la stessa persona a seguirle per tutto il percorso. Chi invece ha meno tempo da dedicare, viene impiegato in altre attività ugualmente importanti, ma meno impegnative in termini di presenza. In entrambi i casi, vengono fatti corsi di formazione, che per le operatrici di ascolto prevedono anche 12 mesi di tirocinio, oltre alla formazione obbligatoria da fare annualmente.

La spina dorsale del Centro sono le volontarie e la rete di rapporti sul territorio, con il Codice Rosa, i medici e i pediatri di base, le forze dell’ordine, le istituzioni, la fitta maglia di accoglienza e supporto alle donne che si attiva ogni volta che un caso viene allo scoperto». Quando arriva una telefonata o una donna si presenta al Centro, in base al problema scatta tutta un’organizzazione.

Se non c’è emergenza, viene avviato un programma di colloqui settimanali, che consentono all’operatrice di farsi un quadro del problema e di predisporre un progetto insieme alla donna, per uscire dalla situazione di violenza. In questa fase può essere necessario aiutarla a cercare un lavoro, una casa, in modo da renderla autonoma e fare fronte a eventuali difficoltà economiche. Quando la telefonata arriva in emergenza, c’è una segnalazione delle forze dell’ordine o del Codice Rosa, le operatrici intervengono direttamente per fare una valutazione del rischio. Se, ad esempio, la vittima non può rientrare a casa, viene ospitata in albergo, in una situazione protetta, seguita da un’operatrice del Centro, con l’attivazione anche dei servizi sociali. Al termine di questo periodo di osservazione, che può durare diversi giorni, viene avviato un percorso che può comprendere l’ospitalità nella casa di rifugio. E, se c’è la necessità di allontanarla in altre strutture fuori provincia e fuori Toscana, si attiva la rete regionale e nazionale.

«Non sempre le donne fanno il percorso con continuità e non sempre le cose vanno a finire bene. C’è una storia che ricordo con grande rammarico, quella di una donna picchiata e maltrattata per anni dal marito, anche davanti ai figli, che non è riuscita a farsi riconoscere in tribunale quello che lei riteneva fosse giusto. Alla fine ha lasciato il marito e con i figli se n’è andata dall’Italia. Comunque vada, e noi ci impegniamo al massimo per la riuscita di ogni percorso – conclude Sabrina Gaglianone – lo scambio è reciproco. C’è sempre molto da imparare da queste donne». —

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