Sicurezza
I benefici dell’evacuazione Anche se non c’è allerta
OLTRE LA PIENA
Uno dei tanti problemi delle nostre società complesse è l’evacuazione. Si è visto anche da queste parti, pochi giorni fa.
Società ipernutrite, stressate, che dovrebbero evacuare spesso, alleggerirsi, invece finiscono per farlo solo in tempi di allarme meteo.
Restano dunque società della pesantezza, non evacuate. Società che piacciono poco, e provate a chiedervi perché: non evacuano.
Nei casi d’allerta, l’evacuazione può salvarci da danni maggiori. Intanto, la si rimanda. Si comincia con l’evacuare le scuole. Poi si giunge a consigliare di evacuare interi quartieri.
Chi ha vissuto alluvioni e piene, quelle mitiche, bibliche, guarda allora con simpatia all’evacuazione. Quando la guarda. Perché può scacciare quei ricordi. Certo evacuare non è comodo, bisogna lasciare tutto e trovare nuovo loco.
Siamo insomma società evacuatorie, di evacuazioni d’allarme.
Si pensa che in quei casi evacuare sia necessario, risolva i problemi, sgravi le coscienze.
Sono i sindaci a consigliare in certi casi l’evacuazione, a dare tempi e modi, dove e quando evacuare.
Davanti all’acqua che avanza, che sale, evacuare a quanto pare è necessario, o almeno consigliabile.
È dunque la politica, l’amministrazione che ai nostri giorni si prende la responsabilità delle decisioni evacuatorie.
Politiche di evacuazione. Non è certo cosa semplice. Anche in quei frangenti, però, c’è chi non vuole evacuare, preferendo la possibilità di finire sott’acqua.
Sono i cittadini non evacuatori. Cittadini che trattengono, cittadini pigri. Come convincerli? Come farli collaborare?
No, bisogna guardare le cose in faccia, le nostre comunità dovrebbero evacuare più spesso e, soprattutto, in tempi normali, non di allerta.
Evacuazioni dunque più sane e ritmate.
Stefano Adami
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