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Dopo “Il cacciatore” ecco “Il processo”, il maremmano Stefano Lodovichi maestro della fiction

Dopo “Il cacciatore” ecco “Il processo”, il maremmano Stefano Lodovichi maestro della fiction

Da Rai2 a Canale 5, il regista grossetano firma la nuova serie tv prodotta da Lucky Red: a metà tra i “legal” e “Twin Peaks”

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GROSSETO.  Venerdì 29 novembre, in prima serata su Canale 5, va in onda la nuova serie tv “Il processo”, del giovane regista grossetano Stefano Lodovichi, creata da Alessandro Fabbri, in collaborazione con Enrico Audenino e Laura Colella. Reduce dal successo de “Il cacciatore”, trasmesso su Rai 2 nel 2017, Lodovichi torna dietro la macchina da presa per la sua seconda fatica televisiva: otto episodi in quattro prime serate, prodotte per Mediaset da Lucky Red, che per la prima volta in assoluto passa dal grande al piccolo schermo, portando la propria competenza cinematografica nel mondo della televisione.

Ragione per cui a girare la serie è stato chiamato un regista con esperienze nel cinema, come Lodovichi.. Maremmano doc, 36 anni, figlio della compianta Bianca Zaccherotti, giornalista della redazione grossetana del Tirreno scomparsa poco più di un anno fa, cresciuto a pane e film americani da una parte, commedia all’italiana dall’altra, ha maturato presto questa grande passione per il cinema.

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Come è iniziata questa brillante carriera dietro la macchina da presa?

«Devo l’inizio della mia storia formativa e professionale alla mia mamma che ha sempre creduto in me e ha sostenuto i miei progetti. È lei che mi ha presentato Francesco Falaschi e mi ha regalato la prima macchina fotografica, con la quale ho iniziato a cercare immagini che rappresentassero storie. Ho capito così che il mio vero interesse non era fare foto, ma raccontare con le immagini. Ho cominciato a scrivere e a fare cortometraggi, poi ho mosso i primi passi nel cinema, lavorando come assistente nei set che passavano da Siena e dalla Maremma, sia per film italiani che stranieri. Ho collaborato con lo stesso Falaschi, sono stato assistente alla regia nel suo film “Questo mondo è per te”, poi con Virzì, entrando così in contatto con i primi set professionali».

Quindi il trasferimento a Roma e i primi lavori più importanti.

«Ho fatto alcune esperienze in cortometraggi, segmenti di film, un documentario, quindi nel 2013, la regia del lungometraggio, “Aquadro”, scritto con Davide Orsini, prodotto da Mood Film e Rai Cinema. Nel 2015 è uscito “In fondo al bosco”, thriller-noir ambientato in Val di Fassa, prodotto da Sky Cinema. E nel 2017 i primi sei episodi della serie tv “Il cacciatore”, ispirata all’autobiografia “Cacciatore di mafiosi” del procuratore antimafia Alfonso Sabella».

Di cosa parla “Il processo”?

È un legal thriller ambientato a Mantova e racconta le vicende di un coro di personaggi che gravitano intorno al brutale omicidio di Angelica, una diciassettenne coinvolta in affari più grandi di lei: la pm Elena Guerra (Vittoria Puccini), poi Ruggero Barone (Francesco Scianna), avvocato rampante per il quale il processo rappresenta l’occasione della vita, Linda Monaco (Camilla Filippi), unica imputata che si proclama innocente. Per la prima volta nella tv italiana, si entra in un’aula di tribunale per l’intera durata del processo e della storia. Ovviamente ci sono le parti sulle indagini, sugli sviluppi della vicenda, secondo un modello e un linguaggio narrativo di stampo americano, ispirato a celebri serie come “American Crime Story” e “The Killing”. Ispirato anche a produzioni più “mistery”, mi si passi il termine, come “I segreti di Twin Peaks”, che c’entra molto poco con la nostra serie tv, ma che è il capostipite di questo genere. Cosa è successo a Laura Palmer, ma anche che cosa è successo ad Angelica Petroni, la ragazza che viene uccisa ne “Il processo”. La risposta si costruisce piano piano con le informazioni che lentamente salgono alla superficie, per raccontare la verità nascosta dietro a questo caso».

Ci sono progetti futuri?

«Sto lavorando a una nuova serie ho molti progetti, sia per il cinema che per la tv, ma niente di preciso in questo momento».

Pensi che un giorno racconterai la Maremma in un film?

«Chi lo sa? Sono legatissimo alla Maremma, ci sono cresciuto, ma è difficilissima da raccontare per molti motivi. Come diceva Bianciardi è una Kansas City aperta ai venti e ai forestieri. Un bellissimo set, ma ci vuole la giusta storia per andare in profondità».
 

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