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Pulizie negli istituti venticinque lavoratori con il fiato sospeso
grosseto. A poco più di un mese dall’avvio del processo di internalizzazione previsto per l’inizio del 2020, ancora non c’è il decreto attuativo che consentirebbe di stabilizzare 25 dipendenti delle ditte di pulizie sui 45 che – in seguito ad appalto – hanno lavorato negli istituti scolastici.
Ad accendere i riflettori sulla questione è Massimiliano Gatti, funzionario della Filcams Cgil. «Ancora più allarmante è il fatto che – sottolinea Gatti – i restanti dipendenti non abbiano maturato il diritto a entrare negli organici della scuola come collaboratori scolastici. Per cui alla data odierna non hanno altra possibilità se non l’eventuale Naspi», l’ex indennità di disoccupazione; per rientrare nel percorso di internalizzazione dei servizi di pulizia nelle scuole, infatti, servono contestualmente dieci anni di servizio continuativo, il diploma di terza media e l’assenza di carichi penali pendenti.
Si tratta di lavoratrici che contano quasi esclusivamente sul part time, che fino ad oggi, anche se con poche ore, ha garantito loro un’entrata economica mensile. «La situazione di queste 45 lavoratrici – osserva Gatti – non può essere sottovalutata, anche alla luce delle difficoltà che si incontrano sul mercato locale del lavoro».
Unitariamente a livello nazionale Filcams, Fisascat e Uiltrasporti hanno previsto più giornate di mobilitazione rivendicando una gestione coordinata della vertenza con l’apertura di un tavolo di confronto che coinvolga la presidenza del Consiglio dei ministri e i ministeri dell’istruzione, del lavoro e dell’economia, per garantire la contestualità degli interventi e giungere alla piena occupazione dei lavoratori coinvolti: 16mila in tutta Italia, dei quali solo 11.236 saranno assunte grazie alla legge che ne ha previsto l’internalizzazione. –
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