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Terrorismo islamico: Fatima dovrà scontare nove anni

Terrorismo islamico: Fatima dovrà scontare nove anni

La Cassazione ha confermato la condanna per la prima jihadista italiana Viveva a Scansano con il marito prima di partire per la Siria per combattere

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scansano. Anche dalla Siria continuava, via Skype, la sua opera di proselitismo: in un messaggio del 2015 lanciò un vero e proprio proclama dello Stato Islamico in lode del Califfo Abu Bakr al Baghdadi. Poi di lei si sono perse le tracce e non si sa se sia ancora viva. È arrivata in contumacia la condanna definitiva per terrorismo internazionale per Maria Giulia “Fatima” Sergio, la giovane radicalizzata, partita da Scansano e considerata la prima foreign fighter italiana: 9 anni di reclusione, come stabilito dalla Corte d’assise d’appello di Milano un anno e mezzo fa e ora confermato dalla Cassazione.

La seconda sezione penale ha respinto, dichiarandolo inammissibile, il ricorso presentato per conto suo e di altri quattro imputati, tra cui l’albanese Aldo Kabuzi (condannato a 10 anni), l’uomo che Fatima aveva sposato e col quale era partita, e la sua maestra indottrinatrice Haik Bushra, cittadina canadese, poi partita per l’Arabia Saudita, condannata a 9 anni. Confermate anche le condanne a Donika Coku e Seriola Kobuzi, madre e sorella di Aldo Kobuzi, a loro volta partite per la Siria, senza fare più ritorno. A nessuno dei cinque sono state riconosciute le attenuanti, come aveva motivato la Corte d’appello, data anche la «pericolosità per la collettività delle azioni poste in essere».

Secondo l’accusa, Fatima ha incitato i suoi familiari ad unirsi al Califfato abbracciando la lotta armata per ammazzare i “miscredenti”: la madre e il padre, poi arrestati nell’estate del 2015 perché ritenuti in procinto di partire, ed entrambi morti nel corso del procedimento, e la sorella Marianna (a sua volta finita nell’inchiesta), che dalla Campania si erano trasferiti nel piccolo paese in provincia di Milano. Ha agito come una “reclutatrice” che ha aderito al programma criminale dello Stato Islamico, ma si era anche addestrata all’uso delle armi. Per farlo aveva scelto i boschi intorno a Poggioferro, dove si era trasferita con il marito. A Scansano vivevano altri parenti dell’uomo, che svolgevano per lo più attività agricole.

Nelle telefonate ai familiari – hanno accertato gli inquirenti nel corso degli anni – spiegava di essere pronta a morire, appena le verrà consentito di passare al jihad.

Fatima e Kobuzi erano partiti per andare a combattere con le milizie dell’Isis nell’autunno del 2014. Fino ad allora avevano vissuto un periodo a Scansano. Poi, una volta arrivati in Siria, di loro non si sa più nulla: risultano latitanti e non si sa se siano vivi o meno.

Secondo quanto dichiarato dalla sorella, Fatima sarebbe morta già prima della condanna d’appello. Nel paese del Morellino, non si era mai fatta avvicinare da nessuno. —

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