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Feniglia, il dramma degli sfollati: "La distruzione è arrivata dal cielo"
Ventotto famiglie, alcune ex alluvionate, colpite da una tromba d’aria. Il Comune apre un conto corrente per gli aiuti: ecco l'IBAN
ORBETELLO. La tromba d’aria che nelle prime ore della notte di domenica ha devastato la Maremma è partita dal mare. Ripercorrendo il suo viaggio dalla Feniglia fino alle campagne della zona della Radicata vediamo una lingua di terra con alberi abbattuti e case scoperchiate. Un paesaggio completamente cambiato e stravolto rispetto a pochi giorni fa: decine e decine di alberi abbattuti, accartocciati su se stessi, tetti dai quali sono state spazzate vie tegole e coperture. Intorno alle abitazioni colpite un brulichio di mezzi e persone che cercano di mettere a posto ciò che la furia ha risparmiato.
Sono 28 le famiglie che, tra Radicata, Torrevecchia e la zona della Fornace, frazioni tra Orbetello Scalo e Albinia, hanno perso la casa che è stata dichiarata inagibile. Nei loro occhi lo sconcerto per un evento che nessuno avrebbe mai immaginato.
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Tutti, la notte fra sabato e domenica, erano in apprensione per il pericolo che poteva arrivare dalle acque del fiume Albegna e del torrente Magione. Invece la furia distruttrice è arrivata dall’alto.
Tamara Volpini abita a poca distanza da dove la tromba d’aria si è formata, lungo l’Aurelia, a due passi dalla ferrovia e non distante dalla Feniglia. Era a letto nella casa di proprietà di Marzia Borghini. Lei è in affitto. «Ho sentito un boato – racconta –. Ho pensato che fosse deragliato un treno. Poi ho visto la parete tremare e ho pensato al terremoto. Mai avrei immaginato una tromba d’aria. Sono uscita e ho visto delle luci che non avevo mai visto prima. Ho capito dopo che si vedevano solo perché la furia del vento aveva abbattuto decine di alberi». Tamara aveva visto un muretto crollato sulla ferrovia. Ha subito chiamato per avvertire temendo che passasse un treno e avesse dei problemi. La tromba d’aria, che poi è stata un vero e proprio tornado, ha attraversato Torre Vecchia danneggiando altre case, spazzando via olivi secolari. È entrata dentro la proprietà della Sipe Nobel dove ha sdraiato tantissimi alberi e ha proseguito la sua corsa fino alla zona della Parrina. Qui ha danneggiato una casa, distrutto filari di alberi, fatto schizzare via come proiettili dei cassonetti di una piccola isola ecologica e ha iniziato a colpire una casa dietro l’altra.
«Ero sveglio – racconta Sergio Panetta la cui casa è stata danneggiata dal tornado – e all’improvviso ho sentito un boato, la casa ha iniziato a tremare e il vento ha portato via tutto quello che ha trovato. Un vortice impressionante. Per fortuna siamo vivi. Grazie a tutti coloro che ci hanno aiutato e offerto solidarietà».
Chi abita in quel tratto si sente “miracolato”. «Qui è un disastro», dice Paolo Angeloni. Nella casa di famiglia abitano la figlia, incinta al sesto mese, col compagno e la sorella. «Mia figlia qui ha anche la sua scuola di equitazione – aggiunge – e ora tutto è fermo. I cavalli li abbiamo portati in una stalla messa a disposizione da un vicino. Io in 53 anni non avevo mai visto una forza tanto distruttiva. Prima della tromba d’aria tutto è diventato silenzioso, la pioggia è cessata e poi il disastro».
Tutti gli abitanti della struttura la momento sono ospitati da amici o parenti. Non ha parole nemmeno Ercole Cavasini. Anche lui ha subito danni alla casa e alle serre. Anche lui è fuori casa. Oggi una ditta vedrà se può intervenire per fare dei lavori al tetto. «Siamo miracolati – dice –. Aspettavamo l’esondazione del fiume e invece è arrivata la tromba d’aria. In questa zona è successo di tutto. Questo davvero non lo avremmo proprio mai immaginato». —
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