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Cani non sgomberati dai box Segnalazione degli animalisti
san martino. La Lega nazionale per la difesa del cane condanna il comportamento dei proprietari di alcuni cani, alloggiati nel canile privato di San Martino, alle porte di Grosseto, che domenica non hanno evacuato i loro quattrozampe nonostante il rischio di esondazione dell’Ombrone e l’ordinanza del sindaco. Il canile si trova nella zona rossa, entro 400 metri dal fiume.
«Il canile di San Martino è una struttura privata dove vivono in maniera permanente i cani di proprietà di cacciatori, che li tengono lì quando non li usano per l’attività venatoria», dice Silvia Preziosi, presidente della Lndc di Grosseto. «Nonostante l’ordinanza, però, molti proprietari si sono rifiutati di togliere i loro cani da una situazione potenzialmente mortale nonostante alcuni nostri volontari si fossero anche offerti di tenere gli animali in stallo al sicuro dal fiume».
Il Tirreno ha chiesto lumi al presidente del canile, Luigi Evangelisti. «Premetto che dal Comune nessuno ci ha comunicato niente a proposito dell’evacuazione – dice Evangelisti –. Ho scaricato io stesso l’ordinanza da Internet, l’ho stampata e l’ho messa nelle bacheche del canile. Poi ho chiamato i proprietari dei cani per avvisarli».
Il canile è una società al momento di 172 soci e ospita circa 450 cani. Ogni proprietario gestisce il suo cane e il suo box; pulisce, dà da mangiare al cane e deve rispettare alcune regole, come vaccinare il cane e curarlo se si ammala. «Tanti cani appartengono a cacciatori – precisa Evangelisti – ma un terzo appartiene a persone che li portano a dormire qua la sera e poi li vengono a riprendere al mattino. Un tipo di utenza che sta aumentando».
Ma che è successo domenica? «Io i miei 5 cani li ho portati via e così hanno fatto altri, ma qualche proprietario no perché non aveva possibilità di tenerli a casa – spiega Evangelisti –. Circa il 10% dei cani sono rimasti e io non posso certo obbligare nessuno. Tuttavia tutti i proprietari sono comunque venuti a monitorare l’Ombrone dall’argine per intervenire se il livello si fosse alzato. Sono cani di valore: quale proprietario ha interesse a far annegare il proprio cane?».
Ma c’è di più. «Siamo qui da più di trent’anni – dice Evengelisti –, 15 anni fa la struttura è stata completamente sistemata. Conosciamo l’Ombrone e abbiamo vissuto diverse piene. Domenica ci siamo resi subito conto la situazione non era più grave di altre volte. Se il fiume si fosse alzato, erano pronti a portare via i cani».
È andata diversamente, fa sapere sempre la Lndc, per due cani tenuti in due recinti a Istia d’Ombrone, qualche chilometro più a monte. «Vivevano in una baracca sull’argine del fiume, tipicamente usate dai cacciatori – dice la Lndc – mentre un terzo è stato miracolosamente salvato dalla Protezione civile. Nel frattempo i nostri volontari hanno messo in sicurezza tutti i cani di cui ci occupiamo quotidianamente affidandoli a una pensione privata, accogliendo anche quelli di una signora in pericolo», dice ancora Preziosi.
La Lndc valuterà la possibilità di intraprendere un’azione legale contro chi ha disatteso l’ordinanza. — F.F.
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