Attenzione
“Divieto” di usare veicoli e punti di raccolta non indicati: criticità da chiarire
Dalla comunicazione (non arrivata a tutti) all’intimazione a evitare mezzi privati, l’ufficio Protezione civile spiega alcuni punti
GROSSETO. Alla domanda: «E adesso dove andate?», fatta domenica a due abitanti di via Rossini, sotto ordine di evacuazione per rischio alluvione, la risposta è stata: «Andremo in un bar in via dei Mille, speriamo sia più alto rispetto a qua».
C’è chi si è rifugiato da un parente, chi da amici, chi ha riaperto la casa al mare. Ma tanti sono rimasti a casa propria. Anche perché la comunicazione del Comune di evacuare la zona rossa (entro 400 metri dall’Ombrone, a est della ferrovia) non è arrivata a tutti. Di alcune criticità emerse parlando con i cittadini Il Tirreno ha domandato al Comune. Abbiamo chiesto di parlarne col sindaco, abbiamo ottenuto un’intervista a un organo tecnico, l’ufficio di Protezione civile.
La comunicazione
L’ordine di evacuare i quartieri Saracina, Alberino, Crespi, Cittadella degli studenti, San Martino (2mila persone circa) è scattato a seguito dell’allerta di codice rosso e all’apertura della 4ª fase dell’emergenza, detta di preallarme. L’ordine è stato diramato con l’ordinanza 124 firmata dal sindaco. La comunicazione è stata fatta attraverso il sistema Informabene, sulla pagina Facebook del sindaco, su quella del Comune e sui media. Non sono invece passate auto con i megafoni. E così molti hanno saputo di dover abbandonare casa solo grazie al passaparola. Del resto, come spiegano dallo staff del sindaco, Informabene ha solo 2mila iscritti su oltre 83mila abitanti. Quanto alla mancata comunicazione con altoparlante, «ne hanno parlato», dicono dallo staff del sindaco. Poi, però, si è deciso altrimenti. Del resto il Piano di protezione civile prevede sia attivata solo con la fase 5.
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Punti di raccolta?
A chi la comunicazione è giunta e si è allontanato da casa non è stato indicato un luogo dove andare. L’ordinanza (revocata ieri mattina per cessato pericolo) indicava in modo generico di «spostarsi in altre zone della città non a rischio idraulico molto elevato», secondo le indicazioni del Piano di protezione civile. Ma che ne sa un cittadino di quali siano queste zone? E perché non è stata indicata una palestra, un albergo, un luogo dove ripararsi? «I punti di raccolta sono sì previsti dal piano di protezione civile – spiegano dall’ufficio dedicato a questa materia – ma per altre emergenze, ad esempio il terremoto, non in caso di alluvione. Se la città viene invasa dall’acqua, come nel 1966, viene sommersa tutta. Sarebbe inutile spostare le persone da una zona allagata a un’altra. Perciò l’indicazione, che è anche di logica, è spostarsi ai piani alti». Nel caso della zona rossa, però, alla gente è stato dato ordine di andarsene. «La fascia rossa – spiega l’ufficio Protezione civile – richiede una valutazione diversa perché l’azione dinamica dell’acqua potrebbe risultare pericolosa, anche se è una visione molto pessimistica, ma frutto di studi tecnici fatti in passato. Ci sta che sia rivista».
Ad ogni modo, aggiungono dallo staff del sindaco, «domenica mattina sono state allertate tre strutture, hotel Granduca, Fattoria La Principina e hotel Terme Leopoldine, per accogliere eventuali evacuati senza un posto dove andare o con problemi di salute». Le tre strutture sono fra quelle indicate nel Piano di protezione civile. Alla fine sono state portate lì 36 persone.
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Il Piano di protezione civile
Proprio ieri il consiglio comunale doveva approvare il nuovo Piano di protezione civile, ma l’assise è stata rinviata a venerdì. Il sindaco, dunque, per scrivere l’ordinanza, si è basato sul Piano di protezione civile del 2018, che è comunque quasi identico a quello del 2019, a parte pochi passaggi tecnico.
«Evitare i veicoli»
Proprio sfogliando il Piano – un corposo documento di 45 pagine e 18 tra tavole e allegati – si arriva al punto relativo al divieto di usare veicoli, come ha intimato il sindaco nell’ordinanza. Un punto che ha creato un po’ di confusione. Diversi lettori – sulla pagina Facebook del Tirreno – hanno chiesto se avessero capito bene, se davvero non si poteva usare l’auto. «Ma chi deve fare visite presso i distretti di Grosseto, cosa deve fare?», chiedeva Deborah. «Per cortesia fate chiarezza», invocava Daniele. «In città da zona nord verso il centro e Gorarella si può usare l’auto?», domandava Rita.
L’ordinanza, in effetti, su questo punto non è stata il massimo della chiarezza: «Viene intimato di evitare gli spostamenti», si legge. È un ordine o un invito? «L’Italiano è una lingua strana e forse “intimato” è un verbo troppo forte – dicono dall’ufficio di Protezione civile –. Significa che, a meno che non ci sia un’emergenza impellente, l’auto va lasciata a casa». In effetti ieri, prima che l’ordinanza venisse annullata, la città era piena di auto in circolazione. Ma c’è di più.
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L’intimazione a evitare di usare i veicoli, secondo il Piano, è prevista solo nella fase 5 dell’emergenza, quella di “allarme”, non nella fase di preallarme (quella di domenica). Perché allora l’intimazione a lasciare a casa l’auto? «La fase 5 prevede che da un momento all’altro venga giù l’argine – dicono dall’ufficio di Protezione civile –. Forse in questa logica, in previsione che si potesse attivare questa fase, si è prevista questa possibilità».
La svista tra est e ovest
Sfogliando il Piano di protezione civile balza agli occhi un errore, forse è più corretto definirla una svista, che compare anche nell’ordinanza 124, trascinato forse nello sforzo di riportare parola per parola il testo del Piano (redatto da tecnici del Comune e approvato dalla Regione). Alle pagine 25 e 26 del Piano, e così nell’ordinanza, si legge che il «rischio idraulico elevato» riguarda «la parte ovest del centro abitato» (nella mappa diramata ieri dal Comune è la zona segnata in giallo) e che il «rischio idraulico moderato» è «nella parte est del centro abitato» (zona celeste). Ovvero, esattamente l’opposto di quel che è effettivamente. E lo conferma il fatto che in altre pagine del Piano la localizzazione è riportata in modo esatto. Magari si può approfittare, prima del voto in consiglio, è fare una correzione? «Non credo – dicono dall’ufficio Protezione civile del Comune – perché l’iter è ormai al termine, il testo è stato redatto per la prima volta nel 2002, poi nel 2006 e nel 2010; siamo arrivati alla versione 2018, c’è stato il vaglio della Regione. Il testo non può essere sistemato». —
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