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Troppo cemento al Casalone, il Comune fa un passo indietro

Giovanna Mezzana
Troppo cemento al Casalone, il Comune fa un passo indietro

Variante di via Sordi, dopo il sollecito dei tecnici della Commissione Vas e di Firenze la giunta decide di ridurre del 10,6% la superficie edificabile. Trenta case in meno

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Troppo cemento. Si dovrà contenere (un po’) la colata di calcestruzzo per realizzare il progetto edilizio che sottende alla variante urbanistica ribattezzata “Casalone”. Parliamo del complesso residenziale da 240 appartamenti (la stima è prudenziale ed è calcolata su una media di 80 mq a unità abitativa) che dovrebbe sorgere tra il tracciato ferroviario e via Alberto Sordi, per realizzare il quale il 28 settembre 2018 i commercialisti Lio e Federico Moscatelli avevano avanzato una richiesta di variante al regolamento urbanistico alla giunta Vivarelli Colonna.

il ritocco

L’Amministrazione comunale ha rivisto al ribasso perimetro dell’intervento urbanistico e volumetrie – per cui si stima una trentina di appartamenti in meno – accogliendo, seppure parzialmente, i solleciti sia della Regione Toscana che dei tecnici della Commissione per la Valutazione ambientale strategica che hanno puntato il dito contro «il consistente consumo di suolo» dando ragione a alcune delle obiezioni mosse da Pd, Lista Mascagni e M5s durante la battaglia condotta in consiglio comunale che aveva portato – comunque, il 5 luglio – al primo nulla osta (l’adozione) alla variante urbanistica, grazie ai voti della maggioranza.

i solleciti

È il 5 luglio quando il consiglio comunale adotta la variante che riguarda i terreni di via Sordi. La giunta porta la richiesta nella pubblica assise prima che giunga il parere della Commissione di Vas, l’autorità competente a valutare se e in che misura un intervento urbanistico ha impatto sull’ambiente: il parere dei tecnici per la Vas giunge a ottobre. È favorevole ma contiene delle prescrizioni “pesanti”. «L’intervento implica un consistente consumo di nuovo suolo – scrivono i professionisti – interessando, di fatto, un’intera area agricola»; ecco perché «per contenere al massimo i possibili effetti negativi», suggeriscono «una consistente riduzione» dei volumi. Si inserisce in questo solco anche un’osservazione della Regione, arrivata nell’interregno tra l’adozione e l’approvazione definitiva della variante che è nell’agenda del consiglio comunale del 18 novembre; Firenze definisce il consumo di nuovo suolo «particolarmente consistente, eccessivo e sproporzionato»; ed è del parere che si debba «ridurre considerevolmente la superficie edificabile».

meno case

Il parere dei tecnici Vas non è vincolante, come non lo è quello della Regione; l’amministrazione comunale ha però ritenuto di accoglierli: in parte. Come si evince dalla scheda normativa che accompagna la richiesta di variante, il perimetro dell’intervento urbanistico scende da 169. 302 mq (valore iniziale) a 151. 270 mq e le volumetrie vengono ridotte da 20. 316 mq di superficie edificabile a 18. 152 mq. Come illustrato nel corso della commissione urbanistica del 12 novembre si tratta di un contenimento del 10, 65% della superficie edificabile, cioè si “risparmiano” circa 2mila e 200 mq di suolo. «La Regione aveva sollecitato una riduzione “considerevole” e la Commissione Vas una riduzione “consistente” – nota il consigliere comunale capogruppo Pd Lorenzo Mascagni – Questa invece è una riduzione piccolissima: non mi pare dunque che le indicazioni di Regione e Commissione Vas siano state accolte dall’Amministrazione comunale, come non lo è stata la richiesta di tutelare l’area agricola della bonifica», che la Regione ha messo nero su bianco nella sua osservazione, sostenendo che l’intervento presenterebbe criticità rispetto alla disciplina del Pit, il Piano di indirizzo territoriale regionale, in quanto «va a occupare un’intera area agricola della bonifica». La Regione ricorda poi al Comune che sta per mettere mano al Piano strutturale e con esso non sarà più possibile prevedere il residenziale al di fuori del perimetro urbano: e che quell’area su cui dovrebbe sorgere il complesso potrebbe ricadere fuori dell’area edificabile «mettendo così l’Amministrazione comunale a rischio di ricorsi». Ed è proprio su questo “tempismo” che oggi intervengono Pd e Lista Mascagni (leggi servizio sotto). –


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