Il Tirreno

Grosseto

il processo

Furti nei poderi, condannato a 10 anni

Francesca Gori
Una pattuglia dei carabinieri in azione (foto d'archivio)
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Una pattuglia dei carabinieri in azione (foto d'archivio)

L’uomo, 47 anni, faceva parte di una banda organizzata che faceva razzia soprattutto in campagna: i colpi sarebbero stati fatti su commissione

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GROSSETO. Colpi messi a segno con maestria, spesso su commissione diretta: qualcuno chiedeva un prodotto e qualcun altro lo rubava, con stratagemmi studiati e ripetuti. All’individuazione degli obiettivi, soprattutto case di campagna abitate da persone anziane, seguiva un appostamento in auto. I boschi funzionavano come base da cui partire per rubare motoseghe, trapani, taniche di gasolio, orologi. Ma anche contanti, cibo, bevande alcoliche e perfino due arance. Tutta merce che veniva poi piazzata sul mercato nero. In poco più di un anno, i colpi che Dritan Kacabuni, albanese di 47 anni avrebbe messo a segno insieme a una persona ritenuta complice, sarebbero stati 48. In un’occasione, l’uomo ha rubato anche una chitarra Fender e anche una pistola, una Glock. Ieri mattina in tribunale, Kacabuni è stato condannato dal giudice per l’udienza preliminare Giovanni Muscogiuri a dieci anni e quattro mesi 20 giorni di reclusione e 3.077 euro. L’uomo, difeso dall’avvocato Roberto Cerboni, ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato: il sostituto procuratore Anna Pensabene aveva chiesto una condanna a 14 anni di carcere. I colpi contestati a Kacabuni risalgono al periodo di tempo compreso tra l’aprile del 2018 e il febbraio del 2019. Le indagini del Nucleo investigativo dei carabinieri di Grosseto erano iniziate dopo quattro furti commessi a Massa Marittima.

Erano stati rubati tre cellulari che i carabinieri, tramite l’analisi dei tabulati, sono riusciti a ricollegare a Kacabuni. A quel punto sono state avviate le intercettazioni, sia telefoniche che ambientali, e, sull’auto del quarantasettenne è stato piazzato un localizzatore. È seguendo le tracce e le conversazioni che i carabinieri sono riusciti a ricondurre all’indagato anche altri furti. Ecco come venivano messi a segno: un’auto era parcheggiata nei boschi poco distanti dall’obiettivo scelto, di norma una casa di campagna abitata da persone anziane. Il ladro si introduceva nell’abitazione, rompendo cancelli o forzando una porta, anche in presenza dei proprietari. Qualche volta è stato sorpreso, ma normalmente ha agito senza essere disturbato, rubando di tutto, compresi olio d’oliva, birra, liquori e salami. La refurtiva più pesante, costituita prevalentemente da macchinari agricoli e attrezzi da lavoro, veniva lasciata nei boschi, per poi essere recuperata in un secondo momento. Tutto quello che veniva portato via dai poderi (nella lista della refurtiva ci sono sia trivelle, che trapani ma anche un profumo, la chitarra appunto e bottiglie di vino pregiato) veniva poi venduto attraverso una rete di ricettatori in grado di commissionare razzie e di piazzare la merce rubata sul mercato.

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