Sicurezza
Un’altra pecora uccisa: «Così chiuderemo presto»
La rabbia dell’allevatrice dopo l’ennesimo assalto nella sua azienda: ogni anno perdita di circa 5mila euro nonostante due recinzioni installate
Non si è fermato neanche difronte a due recinzioni molto alte il predatore che ieri, alle prime luci dell’alba, ha assalito il gregge dell’azienda di Marzia Venturi, a Bagno di Gavorrano e oggi la proprietaria parla di una molto probabile chiusura dovuta ai continui assalti. Ieri è stato ucciso un solo capo ma ogni anno l’imprenditrice agricola deve fare i conti con numerose perdite che pesano molto sul bilancio familiare.
«Quando sono andata a sistemare le pecore e gli agnelli ha visto a distanza dal recinto una pecora a terra – racconta la proprietaria dell’azienda – era una delle alleve, le agnelle di 4 mesi che devono mangiare alimenti particolari per lo svezzamento e che sono poi destinate alla riproduzione. Era stata presa alla gola e mangiata partendo da dietro. La veterinaria che è intervenuta mi ha spiegato che è tipico dei lupi uccidere in questo modo».
La signora Venturi e il marito, per difendere le pecore dagli attacchi, hanno installato due recinzioni molto alte, una addirittura di un metro e settanta ma questo non ha scoraggiato il predatore che è riuscito tranquillamente a scavalcare la rete più alta sia in entrata che in uscita, quando aveva tra le fauci anche la preda.
La pecora si è poi incastrato sotto alla seconda rete e così il predatore ha mangiato lì la sua preda. «Qualcosa deve averlo disturbato – dice la signora Venturi – forse ha sentito i cani o forse altro ma è scappato via prima di finire il pasto». Questa volta l’azienda ha avuto una sola perdita ma quindici anni fa erano state cento le pecore uccise dai predatori con un danno ingentissimo per la famiglia. «A maggio scorso abbiamo contato sette pecore scomparse – continua la proprietaria dell’azienda – e oggi di nuovo siamo stati attaccati. Il problema è poi lo stato d’animo delle bestie che con la paura non producono più il latte. Adesso siamo fermi proprio per questo motivo».
Una pecora può costare tra i 250 e i 300 euro e se è incinta anche 500, chi trova un capo morto deve poi occuparsi anche del suo smaltimento e questo costa tra i 100 e i 120 euro. Da mettere nel conto delle perdite c’è poi anche tutto quello che la pecora avrebbe potuto produrre nei suoi otto anni di vita. L’azienda della signora Venturi non è assicurata per eventi di questi tipo e quindi non riceverà nessun rimborso e adesso la paura è che il predatore possa tornare ad uccidere.
«Ogni anno perdiamo 3, 4, 5mila euro – dice Marzia – e non ne possiamo più, è diventata una rimessa. Siamo destinati alla chiusura, e se non è questo 31 dicembre sarà il prossimo. «Chiediamo un aiuto alla Regione – conclude l’allevatrice – i predatori sono diventati un problema molto. Così il nostro destino è la chiusura anche se ho 53 anni e mi mancano 10 anni alla pensione». —
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