Sicurezza
Albinia, a sette anni dall’alluvione misure di sicurezza da completare
Sedici le ditte che hanno partecipato alla gara per la cassa di espansione da 30 milioni a Campo Regio
ALBINIA. Sette anni fa, alle prime ore del 12 novembre, la vita degli abitanti della zona compresa fra Marsiliana (Manciano) e Albinia (Orbetello), cambiava per sempre. Un fiume di fango entrò nelle case degli abitanti della zona portando distruzione e morte. Un evento calamitoso inaspettato, imprevedibile – come venne detto all’indomani della tragedia – che lasciò tutti smarriti.
Nessuno avrebbe mai immaginato di svegliarsi e vedere dalla sua finestra una valanga d’acqua che aveva circondato tutto. Un mare marrone che entrò ovunque, distruggendo anche le vite umane. Un’auto venne travolta a Polverosa. La donna che era a bordo col figlio morì circa un mese dopo all’ospedale di Grosseto. Tre tecnici dell’Enel persero la vita sul ponte di Marsiliana. La loro auto precipitò nella voragine che l’acqua aveva aperto sul ponte. Un uomo venne travolto dalle acque di un torrente a Capalbio. Le campagne di Marsiliana, Polverosa, il paese di Albinia dopo lo choc iniziale però si rialzarono. I maremmani erano stati piegati ma non si erano spezzati. Tanto il fango che venne spalato in quei giorni.
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Immensa e instancabile la macchina dei volontari che arrivarono in Maremma per aiutare a spalare la melma, a svuotare le case e a cercare di recuperare ricordi, frammenti di vita che il fango aveva imbrattato per sempre. Furono giorni interminabili ma nel giro di alcuni mesi gli alluvionati cercarono di tornare a una normalità che, sebbene solo apparente, dava loro la forza di continuare a vivere e lavorare. Le attività iniziarono a riprendersi, le case ad essere abitate. Il fango doveva essere pulito non solo dalle case ma anche dalle menti di chi lo aveva visto distruggere tutto ciò che aveva creato nell’arco della sua vita.
I mesi successivi erano stati quelli della lotta per i rimborsi e dei lavori di messa in sicurezza idraulica iniziati però solo due anni più tardi, dopo che quel fango, nel 2014, a ottobre, era tornato di nuovo ad invadere le case.
Oggi, dopo sette anni, la messa in sicurezza idraulica non è ancora completa. Manca ancora la cassa di espansione di Campo Regio, che sarà realizzata nella zona di Albinia. Le procedure sono però a buon punto. La gara è stata realizzata e sono state circa 16 le ditte che si sono presentate. La commissione di gara, al momento, sta esaminando le offerte per assegnare i lavori che potrebbero iniziare già nei primi mesi del prossimo anno. Un’opera dal valore di 30 milioni di euro ripartiti fra Regione Toscana, Anas, Rfi. Stanno anche per concludersi le rifiniture sull’argine remoto, un “super argine” che dovrebbe servire a non far arrivare più l’acqua nella zona del Quarto Albegna (Manciano) e Polverosa. Il Consorzio di Bonifica sta appaltando i lavori per la segnaletica, il posizionamento delle sbarre e la rifinitura della testa d’argine con lo stabilizzato. Per la messa in sicurezza è stato anche realizzato un nuovo argine al torrente Magione.
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«Con l’avvicinarsi della realizzazione della cassa di espansione di Campo Regio – commenta l’assessora all’ambiente Federica Fratoni – si sta concludendo l’importante lavoro svolto in seguito alle alluvioni del 2012 e del 2014 che ha mitigato in modo sostanziale il rischio idraulico del bacini dell’Albegna e più un generale del territorio grossetano». Ad Albinia, l’alluvione rese inagibile anche la scuola elementare che manca da sette anni. La sua costruzione è stata finalmente appaltata.
Tante le aziende che si sono risollevate e che hanno permesso ad Albinia di tornare a respirare. Fra queste c’è sicuramente Conserve Italia che nel giro di pochi mesi riuscì a riaprire la sua fabbrica dando lavoro a decine di persone. Oggi a sette anni di distanza quel fango è però ancora presente nella mente e negli occhi di tanti. —
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