Gioco
«L’obiettivo dei ladri erano unicamente quelle monete»
Al museo di Sovana i malviventi lasciano i tesori etruschi e la “olla” non originale Da poco il sindaco aveva indicato la piazza come luogo da videosorvegliare
«Per Natale il nostro museo di San Mamiliano deve essere riaperto». Questo è l’obiettivo dell’amministrazione comunale di Sorano dopo il duro colpo subito col furto, nei giorni scorsi, delle monete d’oro zecchino – parte del tesoro di San Mamiliano – custodite nel museo che si affaccia nella piazza principale di Sovana insieme agli altri tesori del paese: palazzo pretorio e archivio.
Un obiettivo sensibile, per proteggere il quale circa un mese fa il sindaco Pierandrea Vanni, rispondendo a un bando della Regione, lo aveva indicato come luogo in cui dover installare una telecamera di sorveglianza. «Ne avevamo parlato anche dalla prefetta quando eravamo stati ricevuti per le problematiche relative alla sicurezza», specifica Vanni. E, forse, una telecamera in quella piazza avrebbe dato agli investigatori qualche indizio sui ladri.
«Invece per ciò che riguarda gli impianti di sicurezza interna al museo – aggiunge – sottolineo che il museo di San Mamiliano è dotato di impianto di allarme collegato con la stazione dei carabinieri e di impianto di videosorveglianza con due telecamere poste a cinque metri dal pavimento e puntate precisamente sulle teche antisfondamento contenenti le monete d’oro. Le monete, come il resto del museo, sono assicurate. Gli impianti di allarme e di videosorveglianza erano funzionanti regolarmente al momento del furto ed erano sottoposti periodicamente a controlli. Il fatto è che sono stati neutralizzati da esperti professionisti».
I ladri, oltre che aver fatto man bassa di 65 monete d’oro raffiguranti i ritratti di alcuni imperatori della tarda romanità, hanno rubato pure qualche centinaia di euro contenuti nella cassa che si trovava in uno stanzino del museo in cui è posizionato l’allarme. «Dopo aver preso i soldi – dice il sindaco – si sono dedicati alle monete. Le teche sono costruite con vetri antisfondamento e sono dovuti intervenire sulle cerniere. Hanno introdotto la mano e portato via il tesoro di Sovana». Non hanno toccato altro.
«È integra la teca che contiene la riproduzione della “olla” con 498 monete d’oro – dice Vanni – identica a quella trovata sotto terra nel 2004. Ma i ladri dovevano sapere che è una riproduzione, anche se perfetta, e non si sono lasciati ingannare. Hanno lasciato tutto lì. Non hanno toccato nemmeno gli altri preziosi reperti etruschi, corredi di grande valore provenienti dalle tombe etrusche della zona del Cavone e della tomba Ildebranda. Per fortuna tutto è rimasto intatto. L’obiettivo erano proprio quelle monete d’oro».
Il sindaco non si dà per vinto: «Quel museo, per il quale abbiamo versato lacrime e sangue e che ruota tutto intorno alle monete, deve essere riaperto per Natale. Cercheremo di fare di tutto per accogliere il pubblico. In settimana riunirò gli operatori degli uffici, i rappresentanti della cooperativa Zoe che gestisce il museo e sentirò la soprintendenza a cui ho già fatto sapere la mia intenzione e da cui è giunta la massima comprensione».
Intanto le indagini vanno avanti, anche e per adesso non vi sono novità di rilievo: «I carabinieri – spiega Vanni – mi hanno assicurato che mi terranno costantemente informato su come procedono le indagini. Ma per adesso non c’è nulla di nuovo». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
