Il Tirreno

Grosseto

«Strappato il cuore del nostro museo Che però deve continuare a vivere»

Fiora Bonelli ; Altri servizi a pag. 10
«Strappato il cuore del nostro museo Che però deve continuare a vivere»

Il furto delle monete d’oro è un colpo duro per Sovana Il sindaco convoca una riunione operativa per giovedì

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Sovana è stata depredata del suo tesoro. E il primo cittadino, Pierandrea Vanni, non trattiene le lacrime. I ladri, in un giorno o in una notte compresi fra il 3 e il 9 novembre (non si sa ancora con precisione la data) sono entrati nel piccolo museo di San Mamiliano, nel centro di Sovana, situato proprio a fianco del palazzo pretorio, e sono riusciti a forzare le teche in cui erano custodite le famose monete romane d’oro zecchino con su scolpite le teste degli imperatori della tarda romanità.

Gli investigatori ritengono che sicuramente qualcuno si sia fatto chiudere dentro e abbia poi aperto la porta ai complici che hanno fatto man bassa del tesoretto contenuto nel museo. Di 83 monete che lì erano conservate ne hanno portate via 65. Non sono riusciti a completare l’opera e ne hanno dovute lasciare 18, incastrate nelle cerniere delle teche. A nulla sono valsi i vetri antisfondamento degli stipi, e neppure il sistema di allarme e i due sistemi di videosorveglianza che sono stati neutralizzati.

«Non nascondo il mio pianto, questo è un colpo al cuore per Sovana e per tutti noi», dice commosso e costernato Vanni di fronte allo sfregio fatto al museo delle monete imperiali. E racconta la storia della piccola struttura museale «nata proprio intorno a quelle monete – dice – perché San Mamiliano doveva essere un museo etrusco all’inizio. Ma dopo la strepitosa scoperta delle 498 monete d’oro trovate sotto il pavimento dell’edificio, cambiammo il progetto proprio per dare la possibilità a quelle monete di rimanere in casa propria. Sono stati anni di sacrifici, costati una fatica enorme, sia economica che operativa. Abbiamo combattuto per avere in casa per lo meno una parte di quel tesoro».

Il Comune ci riesce nel 2012 e mise in piedi una struttura museale «costruita a regola d’arte – dice Vanni – con allarme, videosorveglianza, supervisione della Soprintendenza. I vetri delle teche sono antisfondamento, le cerniere molto resistenti e impediscono di poter scoperchiare i contenitori. Eravamo tranquilli, anche perché il sistema di allarme era perfettamente funzionante».

Una volta, da una apertura con inferriata entrò dentro il museo un piccione, ricorda Vanni. «L’allarme scattò e accorsero tutti, carabinieri in primis – dice ancora il sindaco –. Invece stavolta i ladri hanno neutralizzato i sistemi di sicurezza. Opera di professionisti che hanno saputo bene dove mettere le mani. Sono davvero provato. Hanno strappato il cuore del museo».

Si tratta di un furto imponente (non ancora quantificato, ma si tratta di centinaia e centinaia di migliaia di euro) dato il valore non solo economico delle monete d’oro, ma anche il valore numismatico e storico. E sono tutte queste componenti a fare da calamita affascinante per i tanti che vanno a visitare Sovana e le sue bellezze.

Adesso che il museo è stato depredato, quale sarà la sua sorte? Il sindaco Vanni si è già messo in moto. «Per giovedì prossimo – dice – ho organizzato una riunione operativa per discutere sul dopo furto. Occorre subito tracciare un’ipotesi di recupero della struttura che senza quelle monete è stata tragicamente privata del suo cuore». In una nota divulgata nel pomeriggio Vanni spiega di aver «già detto alla Soprintendenza di Siena, che è arrivata subito a Sovana con il suo funzionario di zona, che San Mamiliano deve continuare a vivere come museo e questa è anche la sua convinzione».

Anche la minoranza consiliare, per voce di Roberto Santarelli, esprime «grande costernazione e dolore» per «una perdita inestimabile. Sovana è sconvolta. Siamo tutti ammutoliti».

Alla comunità di Sovana e Sorano è arrivata anche la solidarietà del sindaco della vicina Pitigliano, Giovanni Gentili. —

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