Sicurezza
Quei baci in carcere nascondevano droga
Patteggia una donna che era andata a trovare il convivente: al colloquio gli aveva passato due involucri con hashish e Mam
VADA. Baci, baci e baci. Tanti. E troppo appassionati. Sospetti, insomma. Al punto che il personale di sorveglianza del carcere di Massa Marittima aveva voluto vederci chiaro. E aveva avuto scoperto la ragione di tutti quei baci nel corso del colloquio: lei libera aveva passato a lui detenuto, oltre al suo affetto, anche della droga: in un involucro 4,5 grammi di hashish e nell’altro 1,8 grammi di un miscuglio tra eroina e 6-Mam. È formalmente una cessione illecita - con l’aggravante, appunto, della cessione effettuata nel corso di un colloquio all’interno della casa circondariale - quella che è stata contestata a Silvia Chiappi, 32 anni, nata a Pisa e abitante a Vada, che con il giudice Marco Mezzaluna ha preferito non discutere le imputazioni mosse dalla Procura: all’udienza preliminare ha patteggiato 6 mesi e 800 euro.
Sono fatti risalenti al primo pomeriggio dell’11 gennaio 2011 quelli contestati nel capo di imputazione. Quel giorno Chiappi era andata a trovare il convivente, detenuto, 31 anni. I due si erano avvicinati più volte e in un modo che una delle agenti in servizio aveva ritenuto sospetto: anzi, l’agente aveva avuto l’impressione che i due - con la scusa di baciarsi - si fossero scambiati con la bocca qualcosa. C’era qualcosa di strano anche perché le effusioni erano avvenute in presenza della madre del detenuto. Comunque erano i movimenti a essere ritenuti anomali.
Così l’agente aveva avvertito l’ispettrice responsabile dei colloqui e il personale era entrato in azione non appena il colloquio stesso era terminato: due assistenti incaricati della perquisizione avevano notato che il detenuto non riusciva a parlare con fluidità, come se avesse qualcosa in bocca. Il sospetto si è materializzato poco dopo in constatazione perché il detenuto aveva in bocca, sotto la lingua, due involucri, rivestiti di cellophane, grandi più o meno come due noccioline. Secondo quanto ricostruito dalla polizia penitenziaria, il detenuto avrebbe cercato di trattenere uno dei due involucri, dietro al piercing della lingua.
Poi si era deciso a consegnare anche l’altra “nocciolina”. Entrambi gli involucri, lunghi più o meno un centimetro e mezzo, erano stati messi sotto sequestro, successivamente erano stati portati in farmacia intanto per individuare il peso. Quindi era partita la segnalazione alla Procura e la relazione di servizio e l’estratto dal registro rapporti disciplinari detenuti erano andati a comporre il fascicolo. Assistita dall’avvocato Federico Federici, Silvia Chiappi, ha patteggiato la pena con il pm Maria Navarro, partita da 9 mesi e 1.200 euro e poi ridotta per la scelta del rito alternativo. Il giudice ha disposto la confisca e la distruzione di quanto sequestrato.
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