La manifestazione
Sequestrati beni e soldi al camorrista
Per gli uomini della Dia, Giuseppe Di Girolamo dimostrava una capacità reddituale superiore a quella dichiarata
follonica. Anni di indagini, di controlli, di carte studiate anche nelle virgole per riuscire a mettere le mani sul patrimonio di Giuseppe Di Girolamo, esponente di spicco della camorra. La Dia di Firenze ha sequestrato beni e conti correnti all’uomo, che ha 60 anni, che da molti anni gestisce i suoi affari tra Aversa e Follonica dove, fino al 2006, era gestore di un albergo, l’ex hotel Bologna.
Il provvedimento (misura di prevenzione patrimoniale) è stato emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta del direttore della Dia, il generale Giuseppe Governale, dopo che il capo centro della Dia di Firenze, Francesco Nannucci e il capo del settore indagini preventive della Dia Edoardo Marzocchi hanno seguito minuto dopo minuto tutte le attività del sessantenne. Di Girolamo, fin dagli anni’80 ha vantato una posizione di rispetto nell’ambiente criminale casertano, dove ha svolto attività in favore dell’organizzazione: per la camorra, lui, andava sui cantieri per riscuotere il pizzo. Poco dopo, all’inizio del nuovo millennio, Di Girolamo arriva in Maremma, dove tutt’oggi vivono i suoi due figli e l’ex moglie.
Qui ha gestito fino al 2006 un Hotel tramite una società di capitali intestata alla moglie che si chiama Sogeas e che era stata aperta presso lo studio di un commercialista di Grosseto.
Le indagini economico-patrimoniali, condotte di recente dalla Dia di Firenze sul conto di Di Girolamo, hanno consentito di dimostrare la netta sproporzione tra la capacità reddituale manifestata e quella dichiarata al fisco, che hanno portato al sequestro di una società con sede legale a Grosseto, di 3 immobili ad Aversa e alcuni rapporti bancari e finanziari, in Italia e all’estero, per un valore complessivo di oltre 300mila euro. — F.G.
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