Il Tirreno

Grosseto

MONTE LABRO

Gregge decimato dalle predazioni, pastore non paga le tasse e ora rischia pignoramenti

Fiora Bonelli
Gregge decimato dalle predazioni, pastore non paga le tasse e ora rischia pignoramenti

Giacomo Franceschelli si è visto presentare un conto da 50mila euro dall'Agenzia delle entrate

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MONTE LABRO. Dopo aver subito perdite notevoli per predazioni e mancato guadagno per danni indotti, e dopo essere stato impossibilitato per mancanza di risorse a pagare le tasse dal 2015, adesso potrebbe vedere pignorati i suoi beni. L’Agenzia delle entrate gli ha presentato il conto. Ed è salatissimo: oltre 50mila euro.

Protagonista della storia è un allevatore di Monte Labro, Giacomo Franceschelli, il cui gregge è da tempo vittima di attacchi dei predatori. Franceschelli ha lottato e continua a lottare contro una situazione che gli appare paradossale e ingiusta. I 50mila euro per pagare le tasse non li ha. «Se non pago mi pignorano i beni – dice – ma io le tasse non le ho pagate, perché ho preferito mandare mia figlia a scuola e pagare il suo mantenimento. O mia figlia o le tasse. Ho preferito mia figlia».

L’allevatore racconta la sua storia, dopo l’assemblea regionale tenuta dalla Cia a Grosseto giovedì. «All’assemblea i numeri hanno parlato chiaro – dice –. Nel Grossetano le aziende che hanno chiuso in pochi anni sono 140, le pecore più che dimezzate. E nonostante questo si ha il coraggio di parlare di prodotti di qualità. Con che latte pensano di farli questi prodotti? Chiacchiere, ho sentito chiacchiere. La realtà è che chi ha subito danni, come me, è stato abbandonato da tutti. Io sono l’unica azienda rimasta dentro la riserva di Monte Labbro. Le altre hanno chiuso. Dal 2012 ad oggi ho avuto 300mila euro di danni. Rimborsi dal 2016 solo briciole. Predazioni accertate, pecore disperse, danno indotto, aborti e latte perduto. Altro che tasse. I tanti soldi che circolano finiscono tutti nei progetti per salvaguardare il lupo. Agli allevatori come me in difficoltà non arriva nulla».

Franceschelli mostra una lista di appunti in cui sono annotati solo alcuni progetti, coi relativi budget: Wolfnet, 1,59 milioni; Medwolf 3,4 milioni; Ibriwolf 2,8 milioni; Mircolupo 2,9 milioni; Life Wolfsalps 6,2 milioni. E poi progetti milionari per parchi e aree protette. «Sono alcuni esempi di soldi – dice Franceschelli – che sono tantissimi. Soldi per salvare il lupo. E nemmeno questo siamo riusciti a fare, perché ormai il lupo in purezza è quasi assente e c’è una proliferazione di ibridi di cui nessuno sa cosa fare. Io sono per l’eradicazione completa in luoghi dove si pratica la pastorizia».

Ma a Franceschelli oggi preme trovare una via di uscita che salvi la sua azienda. «Se non pago mi pignorano – dice – ma allora chiedo se le associazioni, che proprio ieri hanno detto che vogliono aiutare gli allevatori, hanno intenzione di fare qualcosa per chi ha bisogno come me? Si facciano avanti. Purtroppo sono allineate con la politica e con un ambientalismo estremo. Ma le associazioni lo sanno bene che ci sono imprenditori che non hanno retto a situazioni simili, fino a togliersi la vita. Lo sanno le associazioni che le banche si approfittano di problematiche come la mia? E non c’è nessun legale che ha voglia di mettere le mani nel mondo delle predazioni, dei danni diretti e indiretti, nel mondo dei progetti in cui corrono fiumi di soldi? Un legale a cui posso affidarmi anche io?». —

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