Toscana
Linea telefonica ko Ultimatum del Fiorino «Isolati non si lavora»
Il pos malfunzionante scoraggia i clienti e tenere rapporti con l’estero è difficile. Il caseificio minaccia di trasferirsi
Il lavoro di un’azienda prestigiosa della Maremma è appeso a un filo. I continui disservizi Telecom impediscono al Caseificio Il Fiorino di Roccalbegna di lavorare. «Se non si trova una soluzione definitiva saremo costretti a trasferirci altrove», dicono Simone Sargentoni e Angela Fiorini, della storica azienda rocchigiana, un’eccellenza in assoluto nel mondo del pecorino, nazionale e internazionale. I due titolari raccontano la storia di un disservizio che scoraggia a restare nella propria terra, bella quanto si vuole, ma dotata di servizi scricchiolanti. Fra cui la linea telefonica che li serve.
«Da oltre un anno siamo costretti a combattere con continui e ripetuti disservizi di Telecom Italia spa per la linea voce e, soprattutto, per la linea dati. Siamo di fatto isolati dal mondo e questo significa tagliarci le gambe e danni gravissimi sia d’immagine che economici». Senza una soluzione definitiva i titolari si dicono «purtroppo costretti a trasferirsi».
Il Fiorino dà lavoro a 28 persone ed esporta formaggi in tutto il mondo; e dal mondo arrivano molti riconoscimenti di cui l’ultimo sono le nove medaglie conquistate al prestigioso World Cheese Awards di Bergamo.
«Ma per poter relazionarci col mondo occorre essere sempre connessi con l’Italia e con l’estero. La linea dati deve essere veloce e soprattutto deve funzionare correttamente», dicono i Sargentoni.
«Soprattutto nell’ultimo periodo – aggiungono – non si vive più. La linea se funziona è lentissima. Ma più spesso non funziona». Il Fiorino sta cercando da anni una soluzione, compresa l’attivazione di altre linee che, tutt’oggi, risultano non funzionanti.
«E proprio mercoledì, come avviene da tempo – raccontano – ha funzionato a singhiozzo anche la linea del pos aziendale. Tanti clienti hanno rinunciato a fare la spesa perché non potevano pagare con la carta di credito o il bancomat, dando la colpa del mancato funzionamento all’azienda. Oltre al danno, la beffa. Nella migliore delle ipotesi la linea funziona a intermittenza, ma è totalmente assente per lunghi periodi. In questi casi la produttività si blocca, non è possibile interagire con i clienti, si rischia di non evadere gli ordini e di perdere la clientela, oltre che subire un gravissimo danno d’immagine».
Il guasto più importante, ricordano i Sargentoni, si è verificato il 25 ottobre 2018, ed è stato «solo parzialmente risolto nell’aprile 2019, dopo essere andati per vie legali. Invece di incentivare chi storicamente continua a presidiare i territori e a fare impresa in borghi sempre più spopolati, lo si priva di servizi necessari, di fatto costringendo aziende come la nostra a trasferirsi altrove, togliendo posti di lavoro alla zona montana». Il Fiorino invoca non più palliativi, ma una soluzione definitiva, avvertendo che si rivolgerà alle autorità competenti e se necessario alla prefetta «per essere messi in condizioni di lavorare».—
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google