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geotermia sull’amiata 

«La centrale di Monte Labbro non deve essere costruita»

Fiora Bonelli
«La centrale di Monte Labbro non deve essere costruita»

Il Comune chiede alla Regione di mettere la parola fine al procedimento Incerto il destino dell’impianto di Montenero presentato dalla società Gesto Italia

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cinigiano. Il comune di Cinigiano blinda la decisione ministeriale che cassava la centrale geotermica di Monte Labbro e pretende che la regione chiuda il procedimento.

Per questo l’ultimo consiglio comunale di Cinigiano ha voluto rimarcare «la contrarietà del consiglio rispetto ad ogni surrettizia riapertura dei termini del procedimento relativo al permesso di ricerca Monte Labbro, per cui si invita la dirigente regionale competente a concludere il procedimento amministrativo avviato dalla Società Renewem in maniera conforme al parere della Presidenza del consiglio dei ministri».

La questione pareva completamente risolta quando, l’11 luglio 2019, il Consiglio dei Ministri su proposta del Presidente del Consiglio deliberò «di non consentire la prosecuzione del procedimento di autorizzazione, relativo al progetto di perforazione del pozzo esplorativo Monte Labbro 1 di cui è titolare Renewem s.r.l».

Manca però, a questo punto, l’ultima firma della Regione. Cinigiano è in fibrillazione e caldeggia la conclusione del procedimento per cassare definitivamente la centrale Monte Labbro contro la quale vi fu una grande manifestazione di protesta il 28 giugno 2015, e per la quale, invece, il dicembre successivo la Regione stessa, fece sapere di non ritenere necessario sottoporre il progetto alla procedura di valutazione d’impatto ambientale. La conseguenza fu un ricorso al Tar. Peraltro si erano già rivolte al tribunale amministrativo tre persone di Monticello, e cioè i proprietari del camping Il Lucherino e dell’azienda Le Pianore, nonché Alberto Aluigi, proprietario del terreno su cui sarebbe dovuta sorgere la centrale. Il progetto Monte Labbro ha trovato anche l’opposizione della Sovrintendenza al Paesaggio, per cui, a dirimere il conflitto, era necessaria la pronuncia dell’ufficio preposto della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ma non c’è in sospeso solo Monte Labbro. A Castel del Piano è incerta la sorte della centrale Montenero. Anche in questo caso, l’ultima parola si attende dalla regione.

Il decreto del progetto pilota “Montenero” fu firmato il 14 marzo del 2017. Il decreto ministeriale definendo «di interesse nazionale i fluidi geotermici» decreta «la compatibilità ambientale del progetto pilota Montenero presentato dalla società Gesto Italia srl a condizione che vengano rispettate le prescrizioni». Ma sebbene si tratti di impianto a ciclo binario, a emissioni zero, il progetto è andato avanti in modo turbolento, fra corsi e ricorsi, fra manifestazioni e opposizioni sia delle istituzioni che dei comitati che delle aziende, ed è arrivato oggi al capolinea. Manca, infatti, l’ultimo passaggio, quello del parere positivo (o negativo) della regione che il 30 ottobre, ha convocato a Firenze l’amministrazione comunale di Castel del Piano e le due società interessate alla costruzione della centrale, la Gesto e la Steam. Ma la decisione non c’è. Partirà, invece, a Santa Fiora e Piancastagnaio, la centrale di Poggio Montone che è l’unica nuova centrale a ciclo binario che si farà di certo. Infatti la giunta ha autorizzato Poggio Montone che costruirà la società Sorgenia a Saragiolo e che prevede fino a 17 pozzi geotermici. Sulla centrale di Poggio Montone il comune di Santa Fiora aveva presentato osservazioni fin dalla fase di Via ma gli ostacoli sono stati rimossi e la centrale si farà. Congelate le due centrali di tipo flash, la Pc 6 di Piancastagnaio e quella di Triana (Roccalbegna). — Fiora Bonelli

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