Il Tirreno

Grosseto

capalbio 

Assolto in Cassazione per la rapina al Monte risalente a nove anni fa

P.S.

Prosciolto in primo grado era stato condannato in appello Era sospettato di aver svolto le funzioni di basista 

2 MINUTI DI LETTURA





capalbio. Deve essere mandato assolto per non aver commesso il fatto Florin Danut Madescu, 31 anni, imputato di concorso nella rapina messa a segno all’agenzia di Capalbio scalo del Monte dei Paschi di Siena, il 3 agosto 2010. Secondo l’imputazione originaria, avrebbe svolto i compiti di basista per un colpo che aveva fruttato 61 mila euro e che era stato seguito dalla fuga dei banditi verso Porto S.Stefano.Nel tragitto c’erano stato un conflitto a fuoco con i carabinieri. Poi in quattro erano stati arrestati; erano seguite pesanti condanne, una anche a 8 anni.

Lo ha deciso la Corte di cassazione, seconda sezione, che ha ripristinato l’esito del primo giudizio, con il rito abbreviato, davanti al giudice dell’udienza preliminare: fu assolto per non aver commesso il fatto. Questa decisione arrivò dopo che nei primi mesi del 2013 la Procura aveva chiesto e ottenuto per lui il carcere (era stato arrestato a Trevignano Romano); il Tribunale del riesame aveva disposto la liberazione, rilevando la mancanza dei gravi indizi di colpevolezza. Si era comunque andati avanti con il giudizio. Dopo l’assoluzione, il caso era finito davanti ai giudici di appello, che avevano condannato Madescu.

Il difensore, nel rivolgersi alla Suprema corte, aveva notato che la Corte di appello aveva svolto una valutazione superficiale in relazione agli indizi. E proprio questo primo motivo è stato ritenuto meritevole dai giudici della sezione presieduta da Ugo De Crescienzo, perché nelle motivazioni della sentenza di appello non sarebbe stato indicato in modo puntuale e specifico il motivo del ribaltamento della sentenza di primo grado (la cosiddetta “motivazione rafforzata”), perché non sarebbe stata data ragione «delle scelte operate e della maggiore considerazione accordata ad elementi di prova diversi o diversamente valutati».

In primo grado, il gip aveva «dato conto di tutti gli elementi emersi a carico di Madescu e aveva proceduto a un’attenta verifica della gravità e precisione di ognuno di essi e della complessiva tenuta degli stessi». Invece la corte di appello «in assenza di nuovi o ulteriori elementi, omettendo di confrontarsi con l’articolata motivazione della sentenza di primo grado, non ha adempiuto all’obbligo di evidenziare le oggettive carenze o insufficienze della decisione assolutoria».

La motivazione della disponibilità di un’auto è ritenuta carente dai giudici di Cassazione; il rinvenimento nel cruscotto dell’auto di diversi documenti, non solo relativi all’attività lavorativa di Madescu, è argomento di «scarsa efficacia rappresentativa, considerata e smentita dal giudice di primo grado»; i contatti tra Madescu e uno dei rapinatori non hanno alcuna valenza probatoria. Di simile valore sono ritenute le argomentazioni relative alla presenza di Madescu a Grosseto la sera della rapina e il fatto che il telefono cellulare dell’imputato resti muto quello stesso giorno. —

P.S.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca