La ricetta Balocchi per l’Amiata: nuove tecnologie e pelletteria
I passi in avanti nel turismo ci sono ma non bastano Il primo cittadino sprona a sfruttare le differenti vocazioni
Amiata: un polo produttivo importante che punta sulla pelletteria e le nuove tecnologie, in cui tanti altri tasselli potrebbero dar vita, se messi a sistema e in sintonia, a un grande progetto unitario di rilancio. Un salto di qualità che potrebbe frenare la preoccupante emorragia di popolazione e di cervelli. Il sindaco di Santa Fiora, Federico Balocchi, ragiona sulla situazione del comune e sulle prospettive della montagna.
Fra luci e ombre, si delinea un possibile progetto unitario di sviluppo. «Agroalimentare, manifatturiero, turismo e sistema edilizio, forestazione, utilizzo di nuove tecnologie. Praticamente abbiamo tutto – dice Balocchi – o possiamo cercare di averlo a breve. Dobbiamo uscire dalla mentalità post mineraria e da quella del lavoro fisso a tutti i costi. L’Amiata può farcela. I comuni tutti insieme, anche se con la loro autonomia e le loro vocazioni, insieme possono farcela».
Il ragionamento di Balocchi, al secondo mandato, parte da un bilancio per Santa Fiora durante il suo governo.
«Santa Fiora, fra i borghi più belli d’Italia e bandiera arancione, ha acquistato certamente maggiore visibilità – dice –. Certo non si può parlare di un boom nel turismo, che è, comunque, aumentato e spalmato in tutte le stagioni. In un contesto economico nazionale abbastanza critico, noi abbiamo consolidato l’esistente, recuperato il centro storico, valorizzato le ricchezze che abbiamo, dato qualche impulso al turismo. Vi sono piccoli segnali che fanno ben sperare, come l’apertura di nuovi locali. Certo non è un punto di arrivo e dobbiamo massimizzare e fare il salto di qualità».
Per “lanciare” Santa Fiora e l’Amiata, Balocchi crede indispensabile dotarsi di professionalità che facciano conoscere la montagna in Italia e nel mondo. «Il turismo è un asso che ci dobbiamo giocare bene – dice il sidnaco – perché non è un dopolavoro, ma è un lavoro vero, è sviluppo che tocca anche l’edilizia che è, si sa, il motore e il termometro dello sviluppo di un territorio».
I professionisti a cui Balocchi fa riferimento avranno il compito di far conoscere e riconoscere tutta l’Amiata a livello internazionale. «L’Amiata dell’accoglienza però – commenta Balocchi – se è vero che ha esperienze di valore in questo campo è vero anche che deve riuscire a metterle a sistema. Questo è il lavoro principale degli amministratori».
La convinzione di Balocchi è che per decollare si debba proprio partire dall’esistente e che si debbano implementare settori strategici come quello della pelletteria. «Questo settore – dice – di cui presenteremo a breve un corso accademico in accordo col sindaco di Piancastagnaio, è il principale polo del lusso italiano che potrebbe offrire lavoro anche a livelli di alta professionalità. E in questo ambito, ad esempio, vogliamo creare anche a Santa FIora, un struttura dove fare impresa di pelletteria che porti lavoro alla nostra gente. E per il lavoro guardo anche al settore nuove tecnologie e ai telecentri di ultima generazione con cui si lavora, anche qui in periferia, raccordandosi col centro. Dobbiamo riuscire a intercettare questa opportunità e arrivare per primi».
Quindi per Balocchi «se l’Amiata, che ha differenti vocazioni, riesce a comporre un quadro progettuale dove coabitino manifatturiero e tecnologie nuove, agroalimentare e forestazione che già abbiamo, edilizia e sistema turistico, possiamo pensare a un utilizzo di tante professionalità giovani che oggi sono costrette a emigrare». In questo quadro anche lo sfruttamento geotermico ha un suo posto: «A patto che vi sia compatibilità ambientale e vantaggi economici e lavorativi e diventi un motore di sviluppo del territorio», conclude il sindaco. —
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