La manifestazione
Iene Maremmane a processo: su Fb i video e le immagini delle persecuzioni
Parlano in aula le due maestre condannate per la vicenda dei maltrattamenti all’asilo: «Non potevamo più uscire»
Non era in aula, ieri mattina, Lorenzo Mancineschi, 49 anni, a processo insieme a Susanna Efisietta Gorgone, 54 anni per minacce, diffamazione e - nel solo caso dell’uomo - anche per stalking. Nell’aula al pian terreno del tribunale di Grosseto, di fronte al giudice Marco Bilisari, sono sfilate ieri mattina alcune delle parti offese che hanno presentato querela contro i due, che nel 2017 avevano realizzato alcuni video su Facebook considerati dai protagonisti loro malgrado, diffamatori.
È il caso, eclatante, dell’ex amministratore delegato della Marina di San Rocco Felice Serra, morto in un tragico incidente l’anno scorso, che fu tirato in ballo dalla “iena” con il famigerato video degli sversamenti di petrolio a Marina di Grosseto o delle due maestre dell’asilo che sono state processate e condannate per maltrattamenti lo stesso anno. Maestre che ieri mattina hanno parlato in aula, raccontando al vice procuratore onorario Pamela Di Guglielmo, al giudice e agli avvocati, i mesi di persecuzione subiti all’apertura del loro processo.
Azzurra Marzocchi, assistita dall’avvocato Riccardo Lottini, è stata un anno senza mettere il naso fuori di casa. «Dopo il processo e dopo aver scontato la pena degli arresti domiciliari - ha spiegato - ho provato piano piano a tornare a una vita normale. Uscivo solo con i miei genitori, per andare a fare la spesa o per fare qualche commissione. Ma ho dovuto rinunciare anche a questo, perché sulla pagina Facebook delle Iene era un continuo pubblicare le mie foto, insultarmi e offendermi». Marzocchi aveva conosciuto l’uomo, difeso dall’avvocato Tania Amarugi, alla fine di marzo del 2015. Pochi giorni dopo, sulla sua pagina Facebook aveva cominciato a leggere post pesanti. «Dopo un anno che non uscivo - racconta ancora - una sera decisi di andare a cena fuori. Uscii dal locale per fumare una sigaretta quando mi avvicinò la Gorgone che mi disse che le facevo schifo e che dopo quello che era successo, non mi sarei più dovuta far vedere in giro. Poi mi tirò una spinta». Offese, minacce più o meno velate. Le stesse che ha raccontato anche Costanza Mori, l’altra maestra collega della Marzocchi, nei confronti della quale era sarebbe stata messa in atto una campagna persecutoria che ha coinvolto anche la sua famiglia, così come ha fatto con quella della Marzocchi. «Mancineschi ha inseguito mio padre la mattina della prima udienza - dice Azzurra Marzocchi - per intervistarlo». La modalità utilizzata per perseguitare e diffamare Costanza Mori sarebbe stata la stessa utilizzata per le altre parti offese. «Mancineschi è andato anche alla parrocchia dell’Addolorata, voleva parlare con il parroco per fargli presente che io non sarei stata affidabile nel ruolo di caposcout - dice - Avevo paura anche ad uscire da casa: nei video spesso minacciava di venirmi a cercare. Poi c’erano quei video, continui, pubblicati sulla sua pagina Facebook nei quali si parlava del processo che stavamo affrontando: la signora Gorgone non lo ha mai fermato, anzi. Gli faceva da spalla». Insieme a Costanza, assistita dall’avvocato Angela Porcelli, ha presentato querela anche la zia della ragazza, Luana Ugolini. «Informati cosa significa nel mio paese avere il doppio sorriso», le aveva detto Gorgone durante una diretta Fb. «Sono minacce di morte - ha spiegato la donna - Ci stavano massacrando per la vicenda giudiziaria di mia nipote e la misura era colma. Dopo quelle parole però, ho deciso di denunciarli». —
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