Gioco
Urgente definire il reato di apologia del fascismo
La professoressa Luciana Rocchi (Isgrec) inquadra la cena rievocativa di Castel del Piano nel crescendo di odio e intolleranza in tutta Europa
l’intervento
luciana rocchi*
Il 28 ottobre a Castel del Piano si è tenuta una cena di commemorazione della marcia su Roma con circa duecento persone, organizzata da Achille Bargagli, 82 anni, ex candidato consigliere quest’anno ad Arcidosso, che ha affittato il locale e ha dichiarato di organizzare da decenni la cena ogni 28 ottobre.
Se la cena dei duecento nostalgici con immagini e simboli celebrativa della marcia su Roma, fosse solo un episodio in un paese dell’Amiata grossetano, si tratterebbe di andare, guardarsi intorno e cercar di capire che cosa mai sia successo. Non rassicura la presa di distanza del sindaco della giunta di centrodestra di Castel del Piano, intervistato mentre rende omaggio alla lapide in memoria di Resistenza e Liberazione del paese, corroborata dalle rassicurazioni sulla estraneità di membri della maggioranza. Né riduce l’effetto dirompente della notizia, in primo piano nelle cronache nazionali, sapere che non è la prima volta, come dichiara un personaggio – soprannome “federale”– autoproclamatosi organizzatore.
Nella discussione che prosegue, nessuna voce di politici di destra e centrodestra si allinea alla sua rivendicazione della legittimità di un “evento privato” (in un pubblico locale lo è?), o all’ironia sull’accusa di apologia del fascismo.
Ma corre l’anno 2019, a Castel del Piano e in Italia e in Europa. E nel 2019 non sono più solo Predappio o pochi altri luoghi a resuscitare in Italia parole e simboli del fascismo. Intanto in Europa il Consiglio comunale della tedesca Dresda, capitale della Sassonia, nel 2025 capitale europea della cultura, è scosso da una discussione sulla mozione “emergenza nazismo”. Contiene parole gravi: la denuncia di “strutture e azioni antidemocratiche, antipluraliste, xenofobe e di estrema destra sempre più forti e anche violente”. Mettere insieme gli indizi su quella che ha l’aspetto di una deriva di valori e principi fondanti della convivenza democratica non è facile, perché sono tanti. Del resto, chi esprime sdegno per la sfrontata ignoranza del dettato costituzionale e della legislazione, nata come argine al risorgere del fascismo, in qualche caso ottiene derisione, spesso indifferenza, da parte di cittadini o politici o...
Compito non più rinviabile per le istituzioni è affrontare il tema complesso dei confini del reato di apologia del fascismo. Altrettanto complesso, se non complicato, ma non meno urgente è risalire dai sintomi alla patologia, studiarne le ragioni e non credere a ricette facili. È ignoranza dell’orrore di quello che è il simbolo dell’industria della violenza estrema – Auschwitz – l’insulto ormai ordinario a Liliana Segre, inseparabile dall’astensione del centrodestra (non solo della destra!) nel voto per la Commissione parlamentare da lei proposta? È lo stesso il vento che sta portando alla luce gli istinti, da cui scaturiscono parole bestiali a commento dei morti annegati nel Mediterraneo o dei ragazzi (ragazze preferibilmente) in piazza per il clima? Ne sono colmi i social. Come sono improvvisamente colme le piazze di donne e uomini che manifestano sofferenza e rabbia, in America e in Medio ed Estremo Oriente. Tutto si tiene nel mondo globale – Castel del Piano e le piazze in fiamme –; il tempo che si vive richiede un’attenzione ai fondamentali e un impegno che avevamo dimenticati. Tornando all’Europa, la vigilia dell’anniversario della caduta del muro di Berlino, che parve a tanti la speranza di una seconda fase di liberazione per l’Europa dopo quella del 1945, deve interrogarci sul risorgere dei mostri: croci uncinate, tombe violate nei cimiteri ebraici, naturalmente oltre alle violenze estreme, sporadiche, ma terribili. Un istituto storico che si occupa di contemporaneità ne trae un appello forte a non dimenticare la storia, a non falsificarla (lo stesso Mattarella ha ritenuto di alzare la voce), a farne chiave di volta di coscienza civile e impulso a cercare soluzioni politiche, capaci di curare democrazie malate. Ogni democrazia ha bisogno di tavole di valori e di prendersi cura del passato, di memorie da trasmettere. Non è cosa facile, ma si dovrà trovare una pedagogia della memoria adeguata al nostro tempo, perché il ricordare e imparare e studiare vadano insieme al recupero di un’umanità che sembra offuscata. —
*Isgrec
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