Il dolore
Rapinò una donna e tornò indietro per chiedere scusa
Quarantenne condannato a un anno e quattro mesi Dovrà scontare la pena in una struttura psichiatrica Fu denunciato dalla madre
«Questa è una rapina, dammi la borsa»: aveva una pistola in mano l’uomo di quarant’anni che insieme a un amico si era fermato davanti a un’abitazione a Follonica dove una donna, con gravissimi problemi di salute e un’invalidità del 100%, stava chiudendo il cancellino della sua abitazione. La donna, terrorizzata da quella pistola che poi risulterà essere un giocattolo, rimase senza fiato e consegnò la borsa ai due uomini, che scapparono. Poi si mise subito a urlare e le sue grida richiamarono l’attenzione del fratello, suo tutore, che era sul pianerottolo di casa.
L’uomo uscì e rincorse i due rapinatori, che trovò poco lontano. Sulle prima dissero di non essere stati loro a portare via la borsa alla donna ma quando il fratello della vittima della rapina chiese loro di seguirlo fino a casa, il quarantenne si mise a piangere chiedendo scusa. La borsa fu ritrovata sulla strada di ritorno, a una cinquantina di metri dall’abitazione della famiglia. La donna però, quando si vide di fronte i due uomini, svenne dalla paura. Loro chiesero scusa, tanto che il fratello decise di non sporgere denuncia. Sarebbe finita così, questa brutta storia, se la madre del quarantenne, qualche settimana dopo, non si fosse presentata alla stazione dei carabinieri. «Mio figlio mi ha confessato di aver commesso due rapine nelle scorse settimane - disse la donna ai militari - è affetto da problemi psichiatrici. Mi ha detto di essere molto preoccupato e di aver utilizzato una pistola giocattolo». Nella parole della madre dell’uomo c’era tutta la disperazione per quello che era accaduto e soprattutto per i problemi di salute del figlio che più di una volta, anche negli anni precedenti, era finito nei guai. Una volta aggredendo un medico del pronto soccorso.
I carabinieri avviarono subito le indagini, chiamando il fratello della donna che era stata rapinata davanti a casa: l’uomo spiegò quello che era successo e, una volta in caserma, sporse denuncia.
Il quarantenne, difeso dall’avvocato Lorenzo Mascagni, è stato processato con il rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica eseguita dal neuropsichiatra Romano Fabbrizzi : l’uomo ha un disturbo psicorganico che non gli permette di intendere e volere e che gli fa assumere comportamenti antisociali, ritenuti pericolosi. Per questo, il sostituto procuratore Anna Pensabene ha chiesto una condanna a un anno e otto mesi di reclusione e 700 euro di multa, mentre l’avvocato di parte civile Alessandro Bartolozzi ha chiesto il risarcimento. Il giudice Sergio Compagnucci ha condannato il quarantenne a un anno, 4 mesi e al pagamento di 600 euro oltre le spese e al pagamento di 5mila euro alla parte civile e 2mila per le spese di lite. L’uomo sta scontando la pena in una comunità. —
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