Sicurezza
«Basta ipocrisia Tutti sapevano Sbagliato tacere»
CASTEL DEL PIANO. Amiata terra di raduni fascisti? Questa montagna, centro nevralgico delle lotte dei minatori, terra da sempre “rossa” e che fino a pochi anni fa era rappresentata, grazie alla sua ideologia di sinistra nelle cabine di regia che contano, ora è covo di fascisti?
Questa è l’immagine dell’Amiata che circola da un paio di giorni, da quando è esplosa la notizia che il 28 ottobre si è tenuto, a Castel del Piano, un convito di circa duecento persone all’ombra di una bandiera che raffigurava il Duce.
Indignazione del Pd e del segretario amiatino Federico Badini. Le voci che circolavano lasciavano intendere infatti che alla cena potessero essere stati presenti esponenti del governo locali, ma anche di altri comuni. I partiti indicati da Badini si sono tirati fuori, e nessuno è risultato presente.
È però emerso, e lo ha detto l’organizzatore della cena ieri dal Tirreno, che questo appuntamento si tiene da anni – all’inizio si parlava di venti, ma pare siano addirittura 40 – fra Castel del Piano e Arcidosso.
Adesso tutti negano di aver saputo di questa “tradizione”. Tutti tranne uno. «Che questa cena si facesse, lo sapevano proprio tutti o quasi», sostiene Massimo Cambri, ex consigliere comunale di radici democristiane, che lo scrive su Facebook e lo ribadisce al Tirreno. «Oggi – dice – nessuno sapeva di una cena che viene fatta da oltre 40 anni, ogni anno in un locale diverso dell’Amiata. Cene alla luce del sole. Tutti lo sapevano, se non si vuole essere ipocriti. Quando avevo 17 anni, ora ne ho 60, da segretario del Movimento giovanile Dc, con l’allora segretario di sezione Enzo Biagini fummo presi di mira. Di notte attaccarono cartelli in cui il nome di ognuno di noi democristiani faceva rima con qualche parola ironica. Quei cartelli erano stati preparati durante una di queste cene. Ce la prendemmo, ma tutto finì li. Tutti i partiti sapevano: figurarsi se all’epoca, coi partiti che erano organizzatissimi e molto attenti a quello che succedeva intorno, poteva sfuggire una cosa del genere. Tutti sapevano tutto. Non dico questo per sminuire la cosa. Noi forse allora avremo sbagliato a tacere, ma in coscienza i fatti si sono svolti per come dico. E d’altra parte, ci abbiamo sempre riso sopra, sfottendo quel tipo di convitati, anche perché ci sembrava paradossale inneggiare al Duce, allora come adesso. La ritenevamo una goliardata. Abbiamo tutti sbagliato? Può darsi. Sicuramente adesso sono maturi i tempi perché questo evento non si ripeta più». —
Fiora Bonelli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
