Gioco
Una targa in ricordo del generale Maestrini aviatore appassionato
scarlino. La madre non avrebbe mai voluto che Florio Maestrini intraprendesse la carriera dell’aviatore e così, nonostante avesse vinto il concorso per entrare in accademia militare, il giovane scarlinese dovette aspettare la maggiore età per seguire la sua grande passione.
Oggi il generale Maestrini è ricordato come uno dei più abili aviatori d’Italia ma la sua storia è partita dalla Maremma, da Scarlino dove è nato e da Castiglione della Pescaia, dove ha vissuto e dove oggi è sepolto. Il generale è nato a Scarlino il 7 maggio 1930 ed è entrato in accademia aeronautica nel 1950, frequentando il corso IbisII dopo aver conseguito la maturità al liceo scientifico di Grosseto. Giovanissimo, nominato pilota militare su T33 partì con alcuni suoi colleghi dell’accademia per l’America dove rimase per circa due anni. Proprio in America Maestrini era entrato a far parte dell’esclusivo Club Mach One volo supersonico. La passione del volo era però nata a Scarlino, di fronte a quello che oggi è il campo di aviazione: lì Florio da bambino aveva visto il primo aereo e se ne era innamorato. I riconoscimenti sono stati molti: a Maestrini è stato conferito il premio “Trofeo Airsouth” quale comandante del miglior reparto di difesa antiaerea missilistica d’Europa per l’anno 1966. Successivamente è poi stato decorato con medaglia d’oro per la lunga navigazione aerea e nominato Cavaliere al Merito della Repubblica. Il generale è morto il 4 giugno 2014 ma lo ricordano con affetto i figli e la moglie. Nei giorni scorsi è stata consegnata una targa alla famiglia: «Ci siamo emozionati tantissimo quando il colonnello pilota Urbano Floreani ha detto di aver studiato sui libri di papà – racconta la figlia Cristina – Quando ha detto che i suoi studi accademici sull’impiego delle armi speciali, sull’analisi degli effetti nucleari e soprattutto i suoi studi sulla difesa civile, sono stati la base della struttura dell’organigramma della sicurezza nazionale, siamo rimasti di stucco. Non sapevamo che papà avesse scritto un testo di tale importanza». — G.S.
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