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Pesca in laguna quando si segue la tradizione

Pesca in laguna quando si segue la tradizione

Convegno organizzato da Slow Food, sulla pratica sostenibile. Piro: «Noi non alleviamo, usiamo metodi che si tramandano nel tempo» 

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ORBETELLO. La laguna è prima di tutto pesca tradizionale. E’ qui che i Pescatori di Orbetello hanno costruito la propria fortuna. Se n’è parlato ieri, a Gustatus, nella tavola rotonda “Pesca sostenibile in mare e in laguna”, con Stefano Sorci, referente del presidio della bottarga e della pesca tradizionale, Massimo Bernacchini, dirigente di Slow Food Italia e Antonio Cagnacci, della cooperativa I Pescatori. Perché molti credono che il pesce della cooperativa sia di allevamento. Niente di più sbagliato. Perché il pesce arriva in laguna dal mare e viene pescato con lo stesso sistema di sempre. Poi la cooperativa lo lavora, trasformandolo nei prodotti che vengono messi in commercio. E che vengono valorizzati dal grande legame che c’è fra il Conad e la Cooperativa.

«I nostri pescatori _ spiega Pier Luigi Piro presidente della cooperativa _ usano da sempre metodi tradizionali di cattura, come il lavoriero, il martavello e il tramaglio. Modernizzate nel tempo, queste tecniche mantengono le loro caratteristiche di sostenibilità: il pesce, infatti, arriva spontaneamente, secondo la stagionalità e le maree, senza l’uso di mangime esca». Il lavoriero, uno sbarramento un tempo in legno e oggi meccanizzato, è posizionato in corrispondenza dei canali che permettono lo scambio di acqua tra la laguna e il mare aperto. La pesca al lavoriero approfitta dell’alta marea: l’ingresso dell’acqua dal mare in laguna attira i branchi di pesce verso lo sbarramento e li incanala in una serie di camere “degli inganni” che li conducono alla “cassa di cattura”, dove il pesce ancora vivo e in acqua viene selezionato per taglia e, a seconda dei casi, issato con le reti oppure rilasciato.

«I martavelli e le nasse invece sono più selettivi: posizionati all’interno della laguna, catturano solo anguille, feminelle (granchi invernali), mazzancolle e bavose. Nel periodo invernale i martavelli, dalla tipica rete a imbuto con camera finale, sono inseriti in “strutture di inganno” realizzate con reti, canne e pali. In estate sono inseriti in strutture meno complicate detti “crocioni” e possono essere spostati anche quotidianamente».

«Per noi di Conad – dice Paolo Degli Innocenti _ il rapporto con i Pescatori, così come aziende analoghe del territorio, è fondamentale. Quando vendi un prodotto ai clienti, devi anche raccontare loro cosa c’è dietro. Quanto lavoro e quanta qualità. Lo riteniamo un valore aggiunto, è la nostra filosofia da sempre». —



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