Il Tirreno

Grosseto

Idea, un grande albero-labirinto da realizzare a terra

lina senserini

Giancarlo Tesei non è un fanatico del Natale ma anche lui dà il suo contributo all’iniziativa dell’Abete Ecologico e Popolare al Cassero Senese 

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l’intervista

lina senserini

L’idea lanciata da Guido del Gizzo di un Albero di Natale Ecologico e Popolare da realizzare al Cassero sulla base delle proposte dei grossetani ha stimolato professionisti e artisti a esprimere un’opinione. Oggi è l’architetto Giancarlo Tesei a dire la sua: 69 anni, di origini livornesi, è tra gli urbanisti più attivi e noti della città.

Che ne pensa dell’idea lanciata da Del Gizzo?

«L’idea del Natale in generale, non questa in particolare, albero compreso, non mi entusiasma: lo sento lontano da me. Per quanto poi riguarda le Mura, che dovrebbero ospitarlo, io le considero un monumento, come lo è il David di Michelangelo. Per la loro natura e bellezza non sono da “usare”, ma da guardare come quelle di Monteriggioni o di Palmanova. Per ridare loro dignità, anziché “aggiungere”, ci sarebbe da togliere: lo chalet, i campi da tennis, la pista di pattinaggio, i ristoranti. Come cittadino, mi rimane difficile esprimermi su un progetto di albero all’interno del Cassero Senese. Detto questo, ben venga un’idea che alimenti un dibattito e rimetta le Mura al centro dell’attenzione».

Cosa proporrebbe rimanendo sul tema del Natale e valorizzazione delle Mura?

«Mi vengono in mentre almeno tre idee: la prima è un albero da realizzare a terra, non in verticale, da guardare anche dall’alto e che sia integrato nello spazio delle mura. Ad esempio, un grande labirinto a forma di albero, all’interno del quale si possa passeggiare oppure far correre e giocare i bambini, realizzato con piante verdi, oppure di luci e di vetri colorati. Addirittura potrebbe essere una struttura su cui salire, come uno ziggurat, amovibile o permanente, perché non è detto che dopo Natale debba essere tolto. L’altra idea nasce dal significato originario di “simbolo” nell’antica Grecia, in cui questa parola definiva un mezzo di riconoscimento ottenuto spezzando irregolarmente un oggetto in due parti, in modo che il possessore di una delle due si rendesse identificabile per l’altro facendole combaciare. Allo stesso modo vorrei fare un albero di pietra, tagliato in due in verticale, con le due parti che combaciano, da mettere una metà a Grosseto e l’altra a Firenze, in Forte San Giorgio. In questo modo i fiorentini, che hanno costruito le nostre Mura, vedendo qui l’altra metà dell’albero riconoscessero l’appartenenza delle due città. La terza idea è fuori tema e mi viene in mente ogni volta che vedo l’illuminazione delle Mura di Roselle, che non si capisce a cosa serva. Vedrei bene un albero di Natale a al posto di quelle luci. Oppure, ancora più provocatoriamente, farei scolpire “Buon Natale” sui gradoni delle cave di Roselle, come le facce dei presidenti degli Stati Uniti a Mount Rushmore».

Cosa pensa dell’allestimento natalizio di Grosseto?

«Non gli ho mai dato troppa importanza. Al contrario, mi accorgerei se l’albero e le decorazioni non ci fossero, perché mi sembrerebbe strano. Ma dal momento che ogni Natale sono lì, non ci faccio caso».

Di tutti gli alberi di Natale “famosi” nel mondo ce n’è uno che l’ha colpita?

«Gli unici addobbi natalizi e gli alberi di Natale che mi colpiscono non sono quelli allestiti fuori, ma dentro alle case, nelle grandi città, soprattutto in quelle di spirito calvinista dove nelle abitazioni non ci sono tende alle finestre e si vede l’interno. Ecco quelli mi piacciono, mi piace fotografarli. Gli alberi dentro alle case sono un messaggio delle persone che ci vivono a quelle che passano fuori, sono il vero spirito della festa, qualunque significato ad essa venga attribuito». –

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