Dalla beffa del vino al metanolo l’occasione per la grande svolta
Nel 1986 ci fu il più odioso scandalo subito dal settore vinicolo italiano Crollata la fiducia, dal Nord Italia si iniziò a guardare all’Alta Maremma
tra i filari
lina senserini
L’azienda agricola La Pierotta è stata una delle prime dell’Alta Maremma a vendere vino sfuso, a metà degli anni Novanta, e a fare attività di degustazione, di promozione e di vendita al dettaglio. Favorita anche dalla posizione strategica e dalla vicinanza al mare, poiché si trova lungo una delle principali strade che portano sulla costa, tra l’Aurelia e il Puntone di Scarlino.
Uno dei primi investimenti, infatti, quando la produzione di vino divenne l’attività di punta, fu proprio quella di realizzare una sala degustazione all’interno della struttura, in cui si trova anche la nuova cantina, costruita nel 2012. Ad avviare l’attività sono stati Alberto Rustici (nella foto sul suo trattore) e la moglie Floriana, che ancora oggi, ottantenni, continuano a lavorare in azienda insieme ai due figli, Simone e Roberto, che hanno preso altre strade professionali, ma che insieme alle loro compagne mandano avanti l’azienda occupandosi ciascuno di un aspetto dell’attività.
A Simone sono toccati promozione e marketing, ma «ogni decisione – precisa – viene presa collegialmente, tutti insieme, magari durante i pranzi della domenica che immancabilmente ci riuniscono in azienda, dove ancora viviamo tutti. Mi sento parte integrante di una famiglia “patriarcale”, in cui comunque nostro padre ci ha lasciati liberi di percorrere le nostre strade di vita e di lavoro, fino a decidere spontaneamente che l’attività di famiglia doveva essere portata avanti con il massimo impegno».
Alberto Rustici, infatti, non ha mai abbandonato la campagna e l’agricoltura, fin da quando, giovanissimo, lavorava come contoterzista con il padre Aladino che aveva avviato questa attività quando aveva lasciato il podere condotto a mezzadria. Poi nel 1954, la decisione di Alberto e Aladino di acquistare terreni propri. Inizialmente tre ettari, il nucleo originario della Pierotta, con una piccola casa di 100 mq, metà dei quali destinati a magazzini e rimesse per gli attrezzi, mezzo ettaro di vigna, con i consueti vitigni di Sangiovese, Ciliegiolo e Trebbiano.
La famiglia Rustici si trasferì in azienda, pur continuando l’attività di lavoro per conto terzi, mentre quello che veniva coltivato in proprio rientrava nel concetto di economia di sostentamento, tipica nelle campagne di quegli anni. Per lo più si producevano cereali con una parte residuale di olio e vino, che, essendo prodotto in quantità superiore a quanto ne veniva consumato, veniva venduto sfuso. «La rivoluzione, che ha cambiato la storia dell’azienda – racconta Simone Rustici – è stata la crisi dell’attività estrattiva, all’inizio degli Anni Ottanta. Chiuse progressivamente le miniere, infatti, c’era un’enorme quantità di ferro inutilizzato il cui smaltimento venne appaltato a una ditta della provincia di Brescia. Mio padre faceva lavori anche per questa ditta e conobbe molti degli operai che erano venuti in Maremma. Erano tutti dei gran bevitori e apprezzavano il nostro vino. Uno di loro, in particolare, che aveva il fiuto per gli affari, cominciò a comprare damigiane di vino da mio padre e a rivenderle alle famiglie in Val Camonica. Due o tre volte all’anno arrivavano camion da su a prendere il vino, dando vita quasi per caso a un commercio florido». Ma la vera svolta arrivò qualche anno dopo, nel 1986, con lo scandalo del vino al metanolo, una delle più gravi frodi alimentari della storia italiana, che provocò 23 morti, centinaia di intossicati, per lo più in Liguria, Piemonte e Lombardia, e che mise in ginocchio l’intero mercato del vino italiano. E invece per Alberto Rustici rappresentò un vantaggio.
Molte famiglie bresciane che non sapevano più dove comprare il vino, cominciarono a rivolgersi ai produttori che conoscevano, direttamente o tramite passaparola, e La Pierotta si ritrovò ad avere una clientela fissa dalla provincia di Brescia che comprava il vino direttamente in azienda. «A quel punto cominciammo a impiantare nuovi vigneti, considerando che le aziende limitrofe ali avevano espiantati anche a causa del crollo del mercato e spinti dagli incentivi europei in questa direzione – racconta Simone – Siamo stati tra i primi a mettere a dimora il Syrah e altri vitigni internazionali e a investire nel settore. Risale a quel periodo, esattamente al 1990, la prima etichetta, di rosso, lo Scarilius, dall’antico nome di Scarlino secondo i testi dello storico locale Mario Barberini». Nel 1990 è arrivato anche il primo Vinitaly e i primi investimenti nelle etichette e nelle nuove linee di imbottigliamento. Peraltro le etichette della Pierotta hanno una particolarità: sono tratte dai quadri del pittore follonichese Giuliano Giuggioli, acquistati dalla famiglia Rustici e appesi in bella mostra nella sala degustazione dell’azienda. Dopo lo Scarilius, sono arrivate altre cinque etichette. Il rosso Selvaneta, Doc Monteregio di Massa Marittima, un blend di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon; il Terra solare, Maremma Toscana Doc, Syrah in purezza; il Ciliegiolo in purezza, Doc Maremma Toscana; infine il Vermentino in purezza e il Rosato (dal salasso di uve rosse giunte a maturazione avanzata), entrambi Doc Maremma Toscana. «Quando le annate sono favorevoli e la qualità dell’uva ce lo consente – conclude Simone Rustici – produciamo anche un ottimo passito, da uve Trebbiano e Malvasia». –
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