Gioco
Castagna Igp assente dai negozi Fazzi: «Solo la qualità ci tutela»
Il presidente dell’associazione di settore invita le aziende a seguire il disciplinare Oggi solo ProCam insacchetta secondo le regole e solo Conad vende il prodotto
La castagna Igp del Monte Amiata è uccel di bosco nei negozi del suo territorio di origine. Chi vuole assaggiarla deve andare a Grosseto, nei supermercati Conad, che sono gli unici negozi ad aver fatto richiesta di questo prodotto di alta qualità e di sicura provenienza. Prodotto peraltro rarissimo, visto che nella montagna dei castagni, dove al disciplinare Igp della castagna del Monte Amiata sono iscritti 170 castanicoltori e tre aziende, c’è solo la piccola cooperativa ProCam (Produttori castanicoli amiatini) di Monticello Amiata che insacchetta Igp e porta sul mercato questo prodotto, conferendolo, per adesso, solo a Conad di Grosseto.
Insomma, quella castagna che alcuni produttori con il sostegno delle istituzioni vollero valorizzare facendo nascere nel 2000 l’Associazione Igp della castagna del Monte Amiata, sta restando lettera morta in quanto a commercializzazione griffata.
Marron buono, cecio, bastarda rossa, che sono le tre varietà eccellenti ammesse dal disciplinare sono infatti vendute senza marchio, confuse, a volte, con altre varietà di castagne che provengono da altre parti d’Italia e anche dall’estero, Grecia e Spagna, soprattutto.
Il perché di questo fuggi fuggi generale, ma anche le sue conseguenze, Il Tirreno lo ha chiesto a Lorenzo Fazzi, presidente della ProCam e presidente dell’Associazione castagna Igp.
«Ai nostri castanicoltori e alle aziende – spiega Fazzi – il disciplinare dell’Igp va stretto. È infatti rigoroso l’organismo di controllo ministeriale che vigila sulla produzione e sul momento dell’insacchettatura. Le castagne, delle tre varietà ammesse dal disciplinare, poi, devono essere grosse, 80 per chilogrammo, non devono essere trattate. Insomma un prodotto di eccellenza su cui, invece, la piccola cooperativa ProCam ha deciso di scommettere. Siamo nati per questo, per fornire ai mercati una produzione di nicchia e di eccellenza».
La cooperativa conta al momento poco più di venti soci e accanto alle castagne ha anche il segmento della cipolla della Selva e della patata delle Macchie. «Tutti prodotti di grande qualità – dice Fazzi –. Avere un marchio Igp significa proteggere queste nostre ricchezze dalla produzione estera che sta invadendo il mercato e a cui noi siamo nettamente superiori. Anche le aziende iscritte all’Igp e che potrebbero, volendo, insacchettare con il marchio, sono solo tre in Amiata, compresa la nostra cooperativa». Fra l’altro, il conferimento del prodotto per chi è iscritto all’Igp per la cooperativa Procam prevede il ritiro di tutte le castagne, più grandi e più piccole. «Prendiamo tutto, grosso e piccolo – spiega Fazzi – e poi le castagne le vagliamo noi. Le paghiamo ai castanicoltori 20 – 25 centesimi in più delle castagne non Igp e anche sul mercato, per l’acquirente, c’è solo una lieve differenza fra il prodotto griffato e quello senza marchio. Purtroppo la nostra filosofia di valorizzazione del Monte Amiata attraverso questa castagna, che è fra le migliori in assoluto in commercio, non è sostenuta come si deve». Oltre a Conad nessun altro negozio, anche della zona, ha chiesto di commercializzare le castagne Igp dell’Amiata. «Per cui quest’anno abbiamo lavorato solo 10 o 15 quintali di castagne col marchio», dice Fazzi. —
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