Il Tirreno

Grosseto

castel del piano 

Arrestati per violenza sessuale Scagionati dopo cinque anni

Pierluigi Sposato
Arrestati per violenza sessuale Scagionati dopo cinque anni

Non ci sono elementi per aprire un processo: «Il fatto non sussiste» Contraddizioni nel racconto della donna secondo il tribunale della libertà 

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Erano stati arrestati in due con l’accusa di violenza sessuale, denunciati da una donna di origini ucraine all’epoca (2014) 53enne che aveva raccontato di essere stata costretta a subire il rapporto sessuale da parte di uno di loro, mentre l’altro faceva da palo. L’arresto era stato convalidato, venti giorni dopo il Tribunale del riesame aveva annullato l’ordinanza e li aveva liberati. Adesso il giudice dell’udienza preliminare Marco Mezzaluna ha disposto il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste.

Accolta la richiesta dei difensori di due cittadini romeni, oggi 40 e 28 anni, adesso entrambi residenti in provincia di Potenza, non presenti all’udienza preliminare. Le avvocate Diletta Fivizzani (con Giulio Baldi) e Alessia Massai avevano evidenziato le contraddizioni esistenti tra il racconto della donna e i dati oggettivi emergenti dalle certificazioni mediche: «la donna presente piccole contusioni in alcuni punti del corpo, insufficienti a provare la connessione con la denunciata violenza sessuale; tali contusioni non appaiono compatibili con la colluttazione di cui parla la donna, come si evince dal referto medico Codice rosa», aveva notato il Tribunale del riesame. La visita ginecologica aveva escluso la violenza sessuale.

I fatti oggetti di contestazione risalivano alla notte tra il 30 e il 31 maggio 2014. L’arresto era stato effettuato dai carabinieri, a Castel del Piano. I militari avevano ricevuto la chiamata della donna che, poco prima delle 2, era stata trovata seduta su una sedia all’esterno di una struttura ricettiva: addosso solo una maglietta, un paio di calzini; non aveva calzature né indumenti intimi. La straniera aveva raccontato di aver conosciuto due uomini la sera precedente e che questi l’avevano portata in un garage vicino: qui la violenza denunciato. Vicino al garage erano stati trovati un paio di pantaloni e una ciabatta: «Sono mie», aveva detto la donna. L’altra ciabatta e un paio di mutandine erano state trovate all’interno. La donna aveva aggiunto di aver conosciuto i due uomini al bar e che aveva parlato con loro; uno dei due le aveva preso il cellulare, dicendo che sarebbero serviti 20 euro per riaverlo. «Poi non mi ricordo più nulla. Mi ricordo di essermi trovata dentro un garage mentre uno mi prendeva da dietro e l’altro stava fuori a fare da palo. Io urlavo, io cercavo di divincolarmi». Un atto sessuale non consenziente. Lei aveva bevuto, e parecchio (2.92 il tasso alcolico)

Ma i due, rintracciati e riconosciuti, avevano negato di aver fatto violenza: «Lei era consenziente, ci ha proposto un rapporto a pagamento»: prezzo 20 euro. Il gip aveva comunque convalidato l’arresto, anche perché uno dei due, il più anziano, era stato ripreso dalle telecamere dell’albergo mentre gettava lontano dei pantaloni; e anche perché era verosimile che l’atto inizialmente consenziente si fosse trasformato in abuso.

Di avviso diverso era stato il Tribunale del riesame, che aveva valorizzato sia le dichiarazioni difensive di estraneità («iniziammo il rapporto sessuale, lei mi chiese i 20 euro pattuiti al bar, io non li avevo e lei non aveva voluto proseguire», aveva detto il primo che si era poi allontanato; l’altro aveva pagato e aveva avuto il rapporto sessuale, poi lei aveva iniziato a urlare ed era uscita di corsa) sia la mancanza di evidenza clinica; nonché le contraddizioni della donna, che aveva riconosciuto i due pur dichiarando che il buio non le permetteva di distinguere i volti e che aveva accusato uno solo (il primo e non il secondo). «Solleva ulteriori perplessità anche la circostanza riferita dalla donna per la quale le sarebbe stato lasciato il telefono in mano durante la violenza, in modo tale che avrebbe potuto chiamare aiuto in qualsiasi momento», avevano notato i giudici del riesame. —



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