Il Tirreno

Grosseto

bagno di gavorrano 

Spese alte (e topi) nel condominio delle case popolari Al buio 12 famiglie

Giulia Sili
Spese alte (e topi) nel condominio delle case popolari Al buio 12 famiglie

L’erogazione di corrente ripristinata solo dopo una colletta Il sindaco Biondi: «Con Epg studiamo soluzioni diverse» 

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Innovazioni costose e spese condominiali troppo alte per gli inquilini delle case popolari, tanto da generare una mole così grande di morosità da costringere l’azienda che fornisce l’elettricità a staccare l’interruttore a circa 12 famiglie.

Succede a Bagno di Gavorrano, dove le case dell’edilizia residenziale erano state pensate come un progetto modello. Era il 24 agosto 2016 quando l’allora sindaca Elisabetta Iacomelli inaugurava i nuovi alloggi popolari di via Tarantelli a Bagno di Gavorrano. Oggi, dopo soli tre anni, quel progetto creato dalla Epg e finanziato dalla Regione Toscana sarebbe, almeno a detta dei suoi beneficiari, fallimentare. Quegli alloggi, pensati per essere a misura di disabile, con giardini, cantine e garage, sarebbero troppo costosi. E quella che solo tre anni fa sembrava essere una palazzina modello della migliore edilizia pubblica, oggi, a detta di chi ci abita, sarebbe un luogo abitato da topi e scarafaggi.

Soltanto pochi giorni fa è stata staccata la corrente e soltanto una colletta fatta all’ultimo minuto ha riportato la luce: «L’amministratore del condominio ha dato le dimissioni – dice una delle condomine che si è fatta portavoce dei residenti – La situazione si è fatta pesante per tutti, ci sono tante famiglie che non riescono a pagare a fine mese le rate del condominio. L’altro giorno hanno staccato la luce, abbiamo fatto una collette e adesso quell’emergenza è rientrata ma la situazione è pesante».

Sono molte le famiglie che non riescono a venire a capo ai circa 100 euro che ogni mese servono per pagare acqua, luce e gas e ai quali si aggiungono poi le quote per le abitazioni. Per molti le rate del condominio rappresentano infatti il doppio dell’affitto e in una condizione di ristrettezze economiche sono tante le rate che si accumulano senza essere pagate. «C’è il riscaldamento centralizzato – spiega la residente – questo vuol dire che viene acceso anche se non vuoi. Poi c’è l’ascensore e il giardino. Ci sono i pannelli solari sul tetto ma il risparmio proprio non si vede».

E la residente continua: «Questa case costano più di un alloggio normale – continua – Le graduatorie però sono uguali per tutti e noi non abbiamo un reddito tale da poterci permettere queste spese».

C’è poi la questione delle manutenzioni: «Tutto intorno il verde che dovrebbe essere tagliato dal Comune è lasciato incolto – continua la donna – e lì si annidano animali e insetti che poi arrivano nelle case. Gli alloggi costano e ci sono anche diversi disagi e non credo che sia giusto far pagare a noi il costo di un progetto così ambizioso».

«Da anni ormai i topi hanno fatto il nido nel cappotto del palazzo – continua la residente – Passano dai tubi del gas e salgono su, ho trovato un nido in terrazza. Ci sono poi anche gli scarafaggi ma dicono che la disinfestazione dovremmo farla noi, pagandola di tasca nostra».

«Il problema c’è – afferma il sindaco di Gavorrano Andrea Biondi – e stiamo pensando a come risolverlo insieme alla Epg. Il progetto finanziato dalla Regione prevede determinati servizi centralizzati e moderni che hanno senza dubbio un costo superiore rispetto ai vecchi alloggi popolari». C’è poi un cambiamento drastico degli utenti che beneficiano di questo servizio: se un tempo a Gavorrano erano le famiglie monoreddito di minatori con due o tre figli ad abitare quelle case, adesso gli utenti sono in gran parte persone con grandi difficoltà economiche ma anche sociali. «Sono palazzine pensate per essere di buona qualità – spiega Biondi – non più i vecchi appartamenti costruiti negli anni ’70. E purtroppo questo ha pesato sulle spalle degli inquilini, soprattutto su quelli più fragili che hanno accumulato un debito».

La proposta alternativa arriva proprio dal sindaco: «Sarebbe importante fare un inserimento nella rete sociale tramite una distribuzione sul territorio – dice Biondi – se si acquistassero gli appartamenti che sono in vendita da anni nei centri storici così da ripopolare i paesi, si darebbe un servizio sia a chi ha bisogno di alloggi popolari sia alle comunità stesse che giorno dopo giorno si stanno impoverendo sempre di più». —

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