Attenzione
Pecorino toscano Dop il territorio è un valore
ORBETELLO. C’è tanta Maremma nel Consorzio del Pecorino Toscano Dop, di cui Carlo Santarelli, del Caseificio di Manciano, è il presidente. Perché è in Maremma, con il latte maremmano, che “quel” formaggio diventa “il” formaggio. Ma anche nelle altre zone della Toscana il pecorino si fa come si deve, da Pienza alla Montagna pistoiese, dal Mugello alla piana fra Pisa e Livorno. A Gustatus i visitatori potranno provarne parecchi, confrontare il gusto, la stagionatura, il profumo. Ci sarà da divertirsi, passando da uno stand all’altro.
E qui la filiera è davvero corta, non sono solo parole. Il territorio è il vero valore aggiunto e le imitazioni, che purtroppo sono tante, sono bandite.
Del resto il Consorzio Tutela del Pecorino Toscano Dop, nato il 27 febbraio 1985, riunisce 900 allevatori di cui circa 200 associati; 17 caseifici, due stagionatori e un confezionatore. Da oltre trenta anni garantisce che solo il pecorino che rispetta il disciplinare di produzione sia chiamato, riconosciuto e venduto come Pecorino Toscano DOP, tramandandone la tradizione e rafforzandone l’identità a livello nazionale e internazionale.
Il 2 luglio 1996 il Pecorino Toscano entra a far parte del paniere dei prodotti a Denominazione di Origine Protetta (DOP). Il riconoscimento è attribuito dall’Unione Europea a quei prodotti agroalimentari le cui caratteristiche qualitative dipendono, essenzialmente o esclusivamente, dal territorio in cui sono prodotti. L’ambiente geografico è composto sia da fattori naturali che umani, tra cui le modalità di produzione e l’abilità artigiana che consentono di ottenere un prodotto inimitabile. —
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