La manifestazione
Strage all’Erasmus, la corte ordina il processo
Accolto il nuovo ricorso presentato dalle famiglie delle vittime. Il padre Gabriele: «Si apre uno spiraglio per fare giustizia»
Sono passati 43 mesi dalla notte in cui Elena Maestrini, 22 anni, perse la vita insieme ad altre sette studentesse italiane lungo un’autostrada del nord-est della Catalogna in Spagna. Da allora la famiglia non ha mai smesso di cercare giustizia per Elena e venerdì scorso, dopo due archiviazioni e due ricorsi, si è aperto un nuovo capitolo della dolorosa vicenda: la corte di Tarragona ha ordinato di proseguire il processo per “omicidio spericolato”, o imprudente, accogliendo così il ricorso presentato dalle famiglie delle vittime.
Una notizia che dona nuova speranza a Gabriele Maestrini e alla moglie Roberta, i genitori. L’incidente è avvenuto il 20 marzo di tre anni fa, quando un autobus carico di studenti Erasmus finì fuori strada stroncando la vita di tredici ragazzi, tutti di età comprese tra i 18 e i 25 anni, di cui sette studentesse italiane, tra cui tre toscane, Valentina, Lucrezia e appunto Elena, di Gavorrano, arrivata in Catalogna per studiare. Le indagini sull’incidente sono state archiviate due volte e per due volte le famiglie si sono opposte facendo ricorso. È dell’estate scorsa la decisione del tribunale di Tarragona di riaprire il caso, prendendo in considerazione proprio la questione del “colpo di sonno” dell’autista. Venerdì, finalmente, dopo un lungo periodo di attesa, la corte ha ordinato di proseguire il processo per omicidio spericolato.
Le informazioni ad oggi sono essenziali, proprio perché gli avvocati hanno ricevuto il provvedimento in lingua spagnola soltanto ieri, nella tarda mattinata: «Si tratta di un provvedimento che recepisce integralmente le argomentazioni che sosteniamo da tre anni – afferma l’avvocata della famiglia Maestrini, Cinzia Zanaboni – vengono prese in considerazione le testimonianze dei passeggeri e il raffronto della tabella di marcia degli altri autobus, oltre alla mancanza di anomalie nel funzionamento».
«Dopo 43 mesi, due archiviazioni e due ricorsi si è aperto uno spiraglio per capire quello che è successo – dice Gabriele Maestrini – per capire le responsabilità dirette e cercare di dare giustizia a queste figlie. La tragedia poteva essere evitata e se emergeranno, come ci auguriamo, le cause che hanno portato a questo tragico incidente, speriamo che i legislatori spagnoli possano pensare a delle contromisure che possano aiutare la sicurezza sulla strada. La fatalità nella vita ci sta sempre – conclude – ma non è questo il caso, qui si tratta di una tragedia che poteva essere evitata».
I punti della tragedia su cui fare chiarezza sono tanti: gli studenti che sono sopravvissuti hanno parlato dei colpi di sonno dell’autista; l’uomo invece ha invece puntato il dito contro la ditta di trasporti perché il pullman aveva dei difetti. Non solo: ci sono poi le eventuali responsabilità della società che gestisce quel tratto autostradale e quelle delle associazioni che organizzano viaggi low cost per gli studenti Erasmus. La vicenda è molto complicata ma la speranza dei Maestrini, come di tutti i genitori delle vittime, è che possa presto essere fatta giustizia. —
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