Il Tirreno

Grosseto

«Il vento che Bianciardi sentiva in periferia ora soffia in centro: ascoltiamolo»

lucia matergi* ; *Direttrice Fondazione Bianciardi, presidente Istituto Gramsci Grosseto

Lucia Matergi raccoglie l’invito al dibattito fatto da Stefano Adami Al centro c’è la città di Grosseto e la sua prospettiva attuale e futura 

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l’intervento

lucia matergi*

Con piglio ben tonico e occhio tutt’altro che distratto, a smentire le dichiarazioni di scarsa conoscenza delle cose cittadine, Stefano Adami disegna da suo pari una Grosseto ricca di promesse e occasioni imperdibili.

Ci mancava il suo punto di vista e raccogliamo subito la sfida a raccontare la città in prospettiva attuale e futura, in un primo contributo a un dibattito che mi auguro possa ampliarsi e nutrirsi di più voci.

Se iniziamo dal centro, fisico e metaforico punto di partenza di qualsiasi viaggio urbano, non si può negare che questo sia il momento ideale per parlarne e rimettere in moto progetti, molti nuovi, moltissimi già dibattuti nel corso degli anni, troppo spesso caduti in oblio.

Lasciando da parte le tentazioni pop che prevedono momenti di euforia collettiva, con partecipazione di massa a durata ridotta e ricaduta vicino allo zero, sembrerebbe più utile concentrarsi sugli spunti da cui trarre nuove abitudini culturali, cioè modelli di comportamento non effimeri.

Alcuni di questi usi già ci sono, uno tra tutti quello del teatro, molto amato dai grossetani che lo frequentano con interesse storico.

Allora, puntiamo su questo interesse per evitare il televisivo dalle stagioni teatrali e mantenerne intatta la qualità specifica: è una battaglia a suo tempo intrapresa, di certo faticosa ma che vale la pena di combattere, perché il primo alleato è il pubblico.

Passando al nuovo, la premessa più promettente risulta l’insediamento della collezione Luzzetti, un tesoro su cui da tempo le amministrazioni lavorano con alterne vicende e che a breve offrirà un pozzo di ricerca senza limiti, da quello specifico della storia dell’arte al campo del collezionismo, della circolazione delle opere, della conservazione e promozione, tanto per citare quelli più scontati.

Passando alla Chelliana, l’apertura del piano terra di palazzo Mensini va letto come auspicio positivo, un passo iniziale per puntare su una biblioteca dinamica e propositiva di incontri e dibattiti, uscendo dalla riduzione a prestito librario in cui per troppo tempo la limitatezza degli spazi l’aveva confinata: vedremo.

Tutte premesse, tutte occasioni che fanno città a patto che vengano riempite di senso e non rimangano contenitori.

E qui subentra la responsabilità civile di farli vivere, questi luoghi, creando occasioni interessanti per accogliere e far sedimentare nuovi riti di incontro.

Il centro cittadino è lo spazio ideale per fare resistenza civile contro l’appiattimento di gusti e mode, anche se si tratta di un centro desertificato. Quel vento che Bianciardi sentiva nella periferia ora si può sentire nelle strade piene di saracinesche abbassate. Basta avere il coraggio di ascoltarlo, come ha fatto chi ha aperto con successo la piccola libreria in piazza della Palma, creandosi un pubblico di affezionati. Come hanno fatto le “Ragazze” migrando dalla originaria sede tanto accogliente quanto nascosta alla nuova sistemazione in pieno centro storico. Come hanno fatto gli storici librai di Palomar, autori del più impensato e avventuroso, visti i tempi oscuri, trasloco commerciale degli ultimi anni per approdare in uno spazio ampio, mosso, invitante per un pubblico che di giorno in giorno aumenta, segue le iniziative, vuole partecipare attivamente a quella che si profila come un’operazione culturale decisiva per tutta la comunità cittadina: abituarsi a leggere, ascoltare, discutere in comune.

Istituzioni e soggetti privati, idee che trasmigrano e si connettono: un richiamo alla responsabilità intellettuale di chi ha a cuore la piccola città.

*Direttrice

Fondazione Bianciardi,

presidente

Istituto Gramsci Grosseto



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