Il Tirreno

Grosseto

Cari artisti, fate fare alla tradizione un passo in avanti

giulia sili

Claudio Saragosa parla del concorso di idee per l’Albero di Natale Ecologico e Popolare. «Consegniamo il passato al futuro: senza stravolgerlo»  

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l’intervista

giulia sili

Sindaco di Follonica dal 2004 al 2009, architetto, professore al dipartimento di architettura dell’Università di Firenze – dove è anche presidente del corso di laurea in Pianificazione della città, del territorio e del paesaggio, e insegna Storia dell’urbanistica e Pianificazione territoriale – Claudio Saragosa riflette sul concorso di idee per la creazione di un Albero di Natale della comunità, Ecologico e Popolare, lanciato dall’imprenditore Guido Del Gizzo che con Archetipi srl si è aggiudicato la gestione del Cassero Senese e ha sollecitato chiunque (architetti, artisti, ma anche chi nella vita fa tutt’altro) a inviare al Tirreno il proprio progetto di Albero; una giuria sceglierà l’idea vincente che sarà realizzata da Archetipi nel cuore della Fortezza di Grosseto. Saragosa spiega come, nella sua idea di Natale, l’innovazione non dovrebbe mai cedere del tutto il passo alla tradizione.

Che ne pensa dell’idea lanciata da Del Gizzo ?

«Penso che sia una bellissima iniziativa che stimola la creatività della comunità. L’albero decorato e il presepe sono delle costanti nella nostra società che ormai sono entrate a far parte della tradizione ma è anche vero che di volta in volta possono essere innovati. Quindi sentire la festività più contemporanea mi sembra interessante per capire come gli strumenti della tradizione possano essere innovati».

Le è mai capitato di essere coinvolto il qualche progettazione di allestimento per festività come il Natale?

«Per le materie di cui mi occupo, che sono urbanistica e pianificazione del territorio, quindi aree molto vaste, non ho mai pensato nel dettaglio all’allestimento. È vero che di solito vengono allestite parti di città preziose per le comunità e un urbanista potrebbe pensare anche a come rendere accoglienti questi spazi per i giorni di festa. Da sindaco non ho mai fatto cose speciali in occasione del Natale ma ho lottato perché la città fosse un po’più accogliente e illuminata, insomma che avesse l’arricchimento che la festività richiedeva».

Quale ruolo, secondo lei, gli architetti possano avere nel ricreare “quello spirito di comunità che fa bene a tutti” di cui parla Del Gizzo?

«Il mondo diventa più empatico se di volta in volta raccoglie quelle configurazioni che rendono più gioiosa la vita, e in questo senso ha un grande valore anche la decorazione. Le decorazioni in realtà sono quelle che aiutano gli uomini a stare meglio nel mondo. Le città di superfici piatte renderebbero il mondo triste».

Di tutti gli alberi di Natale “famosi” nel mondo ce n’è uno che l’ha colpita?

«Sono passionale, quindi per me l’albero più bello è quello del Rockefeller Center di New York, un luogo che ritengo essere molto empatico. È una nicchia dentro la città, una piazzetta nascosta e difficile da trovare, arricchita da un albero che la rende importante. Non a caso tanti film del Natale ricordano quello spazio arricchito da queste decorazioni».

Gli architetti maremmani parteciperanno a questo concorso di idee?

«Dovrebbero partecipare, sono cose simpatiche e speriamo che anche gli artisti prendano questa tradizione e l’arricchiscano di nuove esperienze. Io non sarei per sconvolgere la tradizione: questa parola deriva da tradere «consegnare» quindi trasferire quello che è il passato nel futuro. La tradizione va arricchita e resa più viva ma non va stravolta. Un artista bravo prende la tradizione e riesce a fargli fare un piccolo passo avanti». –

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