Il Tirreno

Grosseto

l’autodifesa 

«Dolore e panico mi hanno fatto comportare così»

P.S.

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L’ultima difesa Giuseppe Di Gioia l’ha affidata a se stesso. Ad alcuni punti, su un foglio («mi sono alzato stanotte e li ho scritti per non dimenticarli»), illustrati a voce e culminati con un momento di commozione, verso la fine, quando ha parlato della figlia e della moglie («sono loro a darmi la forza»). Cosa ha detto Di Gioia? «Mi colpevolizzo per non aver avvertito il 118, lei mi chiedeva aiuto. Lo so, i miei comportamenti sono stati sbagliati ma il dolore e il panico mi hanno portato a fare quello che ho fatto. L’orecchino? Non mi ricordavo ma era accanto al corpo; l’ho preso e l’ho messo nel sacchetto portato sul letto, poi il contenuto è cascato, ho rimesso dentro quello che ho trovato, forse è rimasto sul tetto». L’imputato ha ribadito di aver «sempre portato rispetto» alla madre. Ha parlato poi della decisione di rientrare in carcere dai domiciliari: «L’ho fatto anche a causa delle minacce da parte di persone che si presentano frequentemente in aula, che destabilizzano». E poi dopo la lettura del dispositivo: «I miei avvocati hanno fatto un buon lavoro, speravo che tutto ciò risultasse. Non è stato così. Dal loro lavoro non emergenza tutto quello per cui mi hanno condannato». — P.S.

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