Il Tirreno

Grosseto

Dai primi (pochi) viticoltori eroici alla conquista dei nuovi mercati

Lina Senserini
Dai primi (pochi) viticoltori eroici alla conquista dei nuovi mercati

Era il 1972 quando la Cooperativa di Scansano mosse i primi passi  poi la nuova filosofia, gli anni di stasi e il boom grazie agli investimenti 

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Tra i filari

La Cantina cooperativa Vignaioli del Morellino di Scansano è stata fondata nel 1972, quando un piccolo gruppo di produttori decise di unire le forze per realizzare una struttura in cui portare le proprie uve e produrre vino. In quegli anni, l’obiettivo era la quantità e non la qualità, come avveniva anche in altri settori produttivi. Tuttavia il territorio collinare su cui si trovavano le vigne dei soci non era (e non è) esattamente una zona vocata alla quantità, ragione per cui la cooperativa incontrò fin dall’inizio difficoltà.

«Fu nei primi Anni ’80 – racconta Sergio Bucci – con l’ingresso di un nuovo Cda, composto di persone più giovani e motivate, che venne data una svolta in direzione della qualità, consolidata anche dall’arrivo di Benedetto Grechi alla presidenza. Molti dei vecchi soci che non condividevano la nuova filosofia produttiva lasciarono la cooperativa, ma i 180 che rimasero furono decisivi per cambiarne le sorti, avviare investimenti, a partire dalle bottiglie e dalle etichette, anziché affidarsi solo al vino sfuso. Poi l’arrivo sugli scaffali della Coop fu fondamentale per cominciare a puntare di più sulla commercializzazione delle bottiglie e investire in questa direzione».

Il primo Morellino in bottiglia, con l’omonima storica etichetta disegnata dal pittore Dino Petri, inizialmente per uno stendardo legato alle feste scansanesi poi diventata il “marchio” del vino prodotto dalla cooperativa, è del 1976. Sono stati anni decisivi per lo sviluppo della Cantina che ha continuato a crescere fino all’inizio del 2000, godendo del benessere del mercato del vino, che in quel periodo vedeva crescere la domanda di prodotti di qualità. In questo periodo la cooperativa si è risanata e ha cominciato a investire nella struttura, rafforzandosi su scala regionale e nazionale, in particolare per quanto riguarda la grande distribuzione.

Quando, a metà degli anni 2000, la crisi ha cominciato a mordere, anche la cooperativa è entrata in una fase di stagnazione. In quel periodo, l’ex direttore, Santino Ceccarelli, che aveva fatto un enorme lavoro per risanare la cooperativa, stava andando in pensione e il Cda decise di chiamare al suo posto Sergio Bucci, scansanese, che aveva lavorato per la Fattoria Le Pupille. «Nel 2010, quando ho iniziato a lavorare alla cantina – racconta Bucci – la nostra produzione era troppo sbilanciata verso la grande distribuzione, che rappresentava circa l’80%. Solo il 5% andava alla ristorazione, pochissimo era destinata al mercato estero e il resto continuava a essere venduto come vino sfuso».

Si presentava una bella sfida per il nuovo direttore, che vedeva grandi potenzialità ancora inespresse nella struttura. «All’inizio – spiega – abbiamo lavorato sul restyling e sul marketing, con maggiore attenzione proprio nella differenziazione delle etichette. Non potevano essere le stesse per la grande distribuzione e per la ristorazione, ma era necessario distinguerle per tipologia di consumo. L’obiettivo era una comunicazione più pulita per il consumatore a seconda della tipologia di mercato a cui volevamo rivolgerci. E questa è stata una scelta vincente che, a distanza di nove anni, ha reso la Cantina Vignaioli leader nel campo della ristorazione, con circa 3 milioni di euro all’anno di fatturato. Non era scontato: il settore non sempre apprezza le cantine cooperative».

L’altro aspetto su cui sono stati fatti investimenti che continueranno anche in futuro, è la sostenibilità ambientale, attraverso l’ottimizzazione dei processi produttivi e le certificazioni che attestano l’impegno nel risparmio delle risorse. Nel 2018, prima cantina cooperativa in Italia, i Vignaioli hanno ottenuto la Certificazione europea di impronta ambientale (Pef), una metodologia, introdotta dalla Raccomandazione 2013/179/CE.

L’altro progetto innovativo è “Sos Wine”, «nato nel 2014 dalla collaborazione con l’Università della Tuscia e con la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa – spiega Bucci – È un sistema che mette a punto modelli previsionali in grado di individuare i tempi delle malattie che colpiscono viti e uve, per riuscire a reagire non secondo il calendario indicato dalle aziende produttrici, ma secondo la reale esigenza degli impianti. In questo modo si fanno solo interventi mirati che riducono l’impatto dei trattamenti sul suolo e sulle piante».

La nuova filosofia produttiva della cantina si ritrova nelle etichette, in particolare nella linea “Le Vigne”, di cui fanno parte vini storici come il Sicomoro riserva, Sangiovese in purezza, Morellino di Scansano Docg, 18 mesi di affinamento in legno, da bere a 5 – 10 anni dalla vendemmia, e il Vignabenefizio, un Morellino da bere giovane, entro i 3-5 anni dalla vendemmia. A queste due etichette si affiancano il Vin del Fattore, un Sangiovese vinificato con il governo all’uso toscano, in commercio dal 2013, e il Vigna Fiorini, un Vermentino Igt Toscana, da vendemmia tardiva, con macerazione sulle bucce, prodotto anche in questo caso dal 2013. Queste quattro etichette, peraltro, sono dei cru, provenienti ciascuno da un’unica vigna. «La scelta di fare un Sangiovese Governo all’Uso Toscano è legata alla nostra filosofia aziendale, ovvero guardare avanti e innovare, con lo sguardo rivolto alla tradizione dei vini maremmani e toscani», conclude Bucci.

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