Il Tirreno

Grosseto

arresto convalidato 

Carcere con reparto psichiatria per l’uomo incubo del quartiere

Pierluigi Sposato
Carcere con reparto psichiatria per l’uomo incubo del quartiere

Aveva aggredito i carabinieri dopo aver molestato i clienti del bar Pantera Rosa Il gip: «Chiusi gli Opg, non ci sono più strutture adeguate per i soggetti pericolosi»

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Antonio resta in carcere. Non un carcere qualunque ma uno, che sarà individuato dall’amministrazione penitenziaria, dotato di reparto di osservazione psichiatrica. Perché questa è l’unica misura attuabile, legge alla mano, per lui.

Antonio (il nome è di fantasia) è l’uomo con problemi di salute mentale poco più che quarantenne arrestato per resistenza ai carabinieri, rimasti feriti (10 e uno addirittura 30 giorni) nella colluttazione successiva all’intervento chiesto dal bar La Pantera Rosa, venerdì sera, quando stava molestando gli avventori. Un incubo per il quartiere. Il giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna ha convalidato il provvedimento e ha accolto la richiesta di custodia in carcere avanzata dalla Procura. Carcere come «unico strumento per tutelare la collettività ed evitare una pericolosa progressione criminosa con esiti ben più gravi di quelli fino ad ora realizzatisi». Perché sul territorio mancano «strutture adeguate e in numero sufficiente per contenere i soggetti affetti da disturbi psichici e pericolosi per la collettività, dopo la decisione di abolire gli Ospedali psichiatrici giudiziari che comunque costituivano una prima risposta per evitare il pericolo di recidivanza».

La detenzione in carcere appositamente attrezzato per essere sottoposto «ad adeguate cure atte a contenerne l’aggressività, in attesa di una più approfondita valutazione peritale delle condizioni psichiatriche al momento in cui ha commesso il fatto e dell’eventuale loro incidenza sulla capacità di intendere e volere del soggetto».

Antonio, del resto, è già in cura da tanto tempo: i servizi psichiatrici periodicamente si occupano di lui. Eppure tutto ciò non gli impedisce di manifestarsi rumorosamente, quando va bene, se non aggressivamente, generalmente senza mai alzare le mani. Lui, che abita nella 167 Nord, scende da casa e si dà da fare, in tutti i sensi, in vari modi, appena trova qualcuno. Esaminati gli atti e anche i precedenti, il gip nota che Antonio è «un soggetto estremamente pericoloso e non in grado di controllare la sua aggressività».

Prova ne è la ricostruzione dell’episodio di venerdì. Antonio era stato visto dai carabinieri mentre spintonava delle persone e stava urlando. I militari lo avevano allontanato dal gruppo di persone con cui stava discutendo. Improvvisamente il brigadiere era stato aggredito e, mentre cercava di calmarlo, si era infortunato (20 giorni per contusioni alla spalla e a un problema alla falange di un dito) : Antonio lo aveva spinto contro un’auto in sosta e lo stesso Antonio era finito addosso al veicolo (danni al paraurti posteriore, con distacco di una parte). Era arrivato in soccorso l’appuntato, rimasto infortunato anch’egli (10 giorni per un trauma al gomito sinistro). Una ricostruzione confermata dai testimoni, cioè da chi era al bar.

Impossibile, per il giudice, concedere una misura meno afflittiva: gli arresti domiciliari – quand’anche con il braccialetto elettronico – non sono una soluzione praticabile. La mancanza di autocontrollo manifestata non depone a suo favore, Antonio non sarebbe in grado di osservare le prescrizioni derivanti dai domiciliari. Ci sono anche dei precedenti. Ci sono anche dei procedimenti in corso. E dunque l’unica scelta è quella del carcere dove Antonio potrà essere curato – come lo è già adesso – ma senza la possibilità di causare pericoli per la popolazione. —



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