Il Tirreno

Grosseto

IO E TE - ASSOCIAMO I CUORI

Tuttiateatro, l'arte di regalare emozioni

Enrico Pizzi
Uno spettacolo di Tuttiateatro (foto di Andrea Terrosi)
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Uno spettacolo di Tuttiateatro (foto di Andrea Terrosi)

Spettacoli senza barriere grazie all’associazione nata a Grosseto 15 anni fa da un laboratorio per ragazzi disabili

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GROSSETO. Guardi un mosaico, lo guardi da vicino e ti accorgi che le tessere non sono perfette. Il mosaico è perfetto, le tessere no. Le forme sono spesso sgraziate, spigolose... Ma poi guardi il mosaico e ti accorgi che proprio quella tessera lì, proprio quella che avresti scartato se l’avessi vista da sola, invece, in mezzo alle altre, è al suo posto, essenziale, necessaria. Senza quella tessera il mosaico avrebbe un buco.

Gli spettacoli di Tuttiateatro (la foto di scena è di Andrea Terrosi) sono un po’ così, un mosaico in cui differenti tessere creano la magia di colori, suoni, voci, movimenti che ti fanno sorridere, ridere e commuovere. E non perché sul palco salgono persone disabili, ma perché Tuttiateatro riesce davvero a trovare un posto per ciascuno sulla scena, perché sulla scena c’è posto per tutti, ciascuno con le proprie abilità e disabilità.

Chi non ha mai visto uno spettacolo di Tuttiateatro non se ne può rendere conto. Applaudi perché ti diverti, perché ti commuovi, perché sono bravi. Non sei tu a regalare loro un applauso, sono loro che te lo stappano perché ti regalano un’emozione.

L’handicap non scompare, fa parte integrante dello spettacolo. A cadere sono le barriere culturali e sociali che spesso si frappongono fra le tante diversità.

Tuttiateatro nasce per questo, quindici anni fa, dalla richiesta di un’insegnante e madre di un ragazzo disabile, Bernardina Tarlati, e da due sue allieve, Eleonora Guelfi e Maria Giulia Pichenino, appassionate di teatro e capaci di non vedere le barriere, di non porsi e non porre limiti, e di giocare la carta dell’integrazione vera tra le diverse abilità e disabilità.

In principio è un laboratorio con bambini e ragazzi disabili, insieme agli allievi dell’allora IIA del Liceo Classico Carducci Ricasoli. Cosa rappresentare?

La scelta cade su un musical, Grease, perché «il musical – spiegano Maria Giulia ed Eleonora – è il modo migliore per integrare dei ragazzi disabili: permette anche chi non parla o non si muove di partecipare e di esprimersi secondo le proprie possibilità».

Il primo teatro è stata l’aula polivalente del Liceo Classico e all’inizio il gruppo era formato da una decina di studenti e quattro o cinque ragazzi disabili, ma via via, di anno in anno, di musical in musical, Tuttiateatro è cresciuta e gli spettacoli sono approdati al Teatro degli Industri.

«Nel 2009 il salto di qualità – ricordano le due registe – con l’approdo agli Industri, per volere di Alessandro Monaci. Riuscimmo a trovare gli sponsor per il teatro e il service».

E da un paio di anni, Tuttiateatro va in scena anche alla Cava, in estate. Oggi Tuttiateatro mette insieme, ogni venerdì pomeriggio, nella sede al primo piano del centro commerciale Aurelia Antica, una cinquantina di ragazzi, più di un terzo dei quali disabili. Ed è nato anche laboratorio Tuttiateatro Young, per i più piccoli.

La preparazione di uno spettacolo dura mesi. Prove, allestimento delle scene, dei costumi, ore di lavoro in cui ragazzi abili e disabili collaborano. «È una realtà così eterogenea – dice Maria Giulia – che nessuno si sente giudicato: anche chi non si sente all’altezza, qui viene coinvolto, inserito, non si sente giudicato ed è libero di esprimersi».

Tutti i ragazzi, dalla prima superiore all’università, possono partecipare. «Il lavoro eccelso che fanno, a livello teatrale – spiega Eleonora – è quello di avere un’attenzione in più: quando vai in scena, normalmente, pensi a te, alla tua parte, perché gli altri sanno cosa fare. Da noi, invece, devi pensare anche al disabile, alle sue battute, ai suoi movimenti. È un esercizio che ti forma umanamente oltre che da un punto di vista artistico».

Se c’è una cosa che Tuttiateatro insegna, è che o si arriva tutti insieme o non si arriva, e si arriva tutti insieme se chi sa correre sa anche mettersi al passo di chi sa solo camminare. Coltivare le eccellenze può essere una pericolosa tentazione: una tessera perfetta, ben squadrata e colorata, non fa, da sola, il mosaico. Servono anche quelle meno belle, perché la bellezza è nell’insieme.

Eppure anche per le eccellenze c’è spazio: negli ultimi anni, giovani come Alessio Bendoni, Chiara Romano e Chiara Evangelisti, cresciuti artisticamente con Tuttiateatro, hanno avuto l’opportunità di accedere a due delle migliori accademie di musical italiane, a Milano e a Bologna.

L’associazione si finanzia in parte con le quote degli associati e con iniziative come cene spettacolo e vendite di calze per la Befana, ma conta anche sugli sponsor, alcuni storici ormai, come Banca Tema e Metal Maremma (ora Sansiro srl), sulla collaborazione dei vigili del fuoco che prestano il loro servizio gratis, sul Comune che concede gratis il teatro, sulle collaborazioni di tante persone come la sarta, Marisa Nanni, che cuce da anni i costumi.

«E poi capita, come è successo quest’anno, per lo spettacolo alla Cava – ricordano Maria Giulia ed Eleonora – che ci sia bisogno di trovare risorse e che si incontri la generosità di imprenditori come Gabriele Fusini o di associazioni di imprenditori come la Cna, e di persone come il suo direttore, Anna Rita Bramerini e il suo presidente, Riccardo Breda, che sposano il progetto a occhi chiusi». —


 

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