Sicurezza
«Pace, giustizia e istituzioni solide L’ambiente sano passa anche da qui»
Simone Cresti (Università di Siena) illustra la strada per la sostenibilità. Che coinvolge anche i piccoli comuni
Simone Cresti, senese, 45 anni, sta concludendo un dottorato sulle politiche europee di ricerca all’Università di Siena, e lavora nell’ambito della rete Sdsn (Sustainable development solutions network) per la regione Mediterranea, voluta dal precedente segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon nell’agosto 2012 e diretta dal professor Jeffrey Sachs della Columbia University.
La rete ha lo scopo di fornire un sostegno scientifico allo sviluppo sostenibile nella regione del Mediterraneo. La sede è al Santa Chiara Lab, il centro multidisciplinare dell’Università di Siena da cui viene coordinata una rete di settanta atenei e centri di ricerca dei Paesi del Mediterraneo, con l’obiettivo di mobilitare le competenze scientifiche e tecniche del mondo accademico, della società civile e delle istituzioni sui temi della sostenibilità, sociale, economica e ambientale.
Simone Cresti è uno dei relatori che prenderanno parte al Forum dell’ambiente costruito, dal titolo “Terra compromessa”, organizzato dall’associazione La Maremma delle idee, da oggi al 20 ottobre, ospitato da Fidia al Villino Pastorelli a Grosseto, sul tema dei cambiamenti climatici.
La parola “sostenibilità” viene ormai associata non solo all’ambiente, ma anche all’economia e ali temi sociali? È questa la strada per uno sviluppo equo e sostenibile?
«Il nuovo concetto di sviluppo si basa su questi tre pilastri: sostenibilità sociale, ambientale ed economica. Nel 2015, l’Onu ha approvato l’Agenda 2030, una risoluzione basata su 17 obiettivi-cardine di sviluppo sostenibile, per il pianeta, le persone, la pace e la prosperità. Solo per citarne alcuni, la lotta alla povertà, la salute e il benessere, l’eliminazione della fame, il contrasto al cambiamento climatico, la riduzione delle diseguaglianze».
Quali sono le azioni dell’Agenda 2030 per la sostenibilità sociale?
«Educazione di qualità per tutti, promozione dell’uguaglianza di genere, il lavoro, il consumo responsabile abbinato alla produzione responsabile, un obiettivo a cavallo tra sociale ed economico. Aggiungo anche la promozione della pace, la giustizia e avere istituzioni solide. Non si può pensare di affrontare un problema di valore globale se non ci sono istituzioni abbastanza forti da sostenere adeguate politiche. Infine la partnership: per raggiungere tutti gli obiettivi dell’Agenda 2030, è necessaria e imprescindibile un’azione sinergica tra tutti gli attori coinvolti».
Quindi un richiamo alla responsabilità.
«Responsabilità e consapevolezza che il raggiungimento di uno o più obiettivi non può essere prioritario o staccato da un altro. Saremo pronti alla transizione solo se ogni singolo aspetto di questo processo verrà visto nell’insieme, altrimenti si risolve un problema e se ne provocano altri. E il tempo da qui al 2030 è breve».
Ma come è possibile verificare se davvero ciascuno fa la propria parte?
«Il programma dell’Agenda 2030, per la prima volta è misurabile. Grazie al supporto di tecnici, matematici, statistici che hanno sviluppato un sistema di misurazione e rappresentazione, è semplice capire dove stiamo rispetto agli obiettivi e quali sono i riferimenti più virtuosi per poterli seguire o prendere ad esempio. Questa valutazione è necessaria per capire come e dove intervenire nell’impostazione delle politiche pubbliche e nell’azione di privati».
Quella che si configura è una rivoluzione copernicana.
«Direi che è il fulcro ogni possibile cambiamento. Sdsn parla di sei trasformazioni per gli obiettivi di agenda 2030: è necessario trasformare il modello educativo, ridurre le disparità di genere e tutte le diseguaglianze; trasformare il modello globale per la salute e benessere; decarbonizzare il sistema energetico; rendere più sostenibili e salutari i sistemi alimentari; trasformare i modelli di città e comunità; promuovere la rivoluzione digitale».
Questo anche a livello locale?
«Assolutamente. Infatti dai piccoli Comuni, alle città, alle Regioni, sta nascendo l’Agenda 2030 del territorio. Da quest’anno, anche la Regione Toscana ha avviato il percorso insieme al Ministero dell’Ambiente per stilare la propria. Siamo all’inizio, ma il cammino è impostato ed è quello giusto». —
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