Il Tirreno

Grosseto

Scontro sindacati-Comune Prima udienza in Tribunale

Pierluigi Sposato
Scontro sindacati-Comune Prima udienza in Tribunale

L’assessore Cerboni ha respinto le accuse di comportamento antisindacale Sono intervenuti anche Sacchetti e Gallotta. Il giudice si è riservato la decisione

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Da una parte Uil poteri locali e Cgil funzione pubblica che sostengono l’accusa di comportamento antisindacale. Dall’altro il Comune di Grosseto, che ribadisce tra l’altro di essere rimasto nei limiti delle prerogative dell’amministrazione e di non aver violato alcun diritto sindacale.

Prima udienza ieri mattina davanti al giudice del lavoro Giuseppe Grosso per la querelle che vede opposti, appunto, due sigle sindacali e il Comune, in particolare l’assessore al personale Giacomo Cerboni. Questi (il Comune è assistito dall’avvocato Tommaso Galletti) era presente all’udienza insieme a Sergio Sacchetti per Uil Fpl (avvocato Giuliana Romualdi) e Salvatore Gallotta per Cgil Fp (avvocato Paola Pippi). Un’udienza nel quale i due esponenti sindacali hanno riepilogato i termini della querelle, anticipata nei mesi scorsi anche su queste pagine, e terminata con il giudice che si è riservato ogni decisione, sia sul proseguimento sia sull’audizione di eventuali testimoni (dirigenti comunali e-o dipendenti). Una riserva che sarà sciolta a breve.

Il contenzioso era stato aperto nell’estate scorsa dalla Uil, cui si era unita poi la Cgil, mentre la Cisl non aveva rilevato comportamenti antisindacali. Nel mirino, c’erano un paio di riunioni con il personale, in cui si parlava di orari, contratto integrativo, progressioni orizzontali, fondi disponibili. Assemblee (di pertinenza sindacale) o incontri (informativi)? Solamente questioni di termini? È anche su questo che si è focalizzato lo scontro ed è anche su questo che Cerboni si è soffermato rispondendo al giudice. L’assessore al personale ha spiegato che l’amministrazione esercita attività informativa nei confronti di tutti i dipendenti, anche di quelli non rappresentati da sigle, ed è in questo ambito che vanno inquadrate le riunioni - una a gennaio e l’altro a giugno. Nella prima, ha detto Cerboni, era stato illustrato ciò che era avvenuto nei due anni precedenti, nella seconda erano stati ribaditi alcuni concetti ed erano stati anticipati i contenuti delle imminenti delibere di giunta che riguardavano il personale. «Non dovrei poter illustrare le delibere di giunta? Sono un assessore, sono delegato al personale». Cerboni ha aggiunto di sentire la responsabilità, il dovere morale nei confronti dei 500 dipendenti. L’assessore ha spiegato di non aver convocato i dipendenti come se fosse stato un responsabile sindacale: se nella comunicazione era stata utilizzata la parola «assemblea» era stato soltanto per comodità ed era ben specificato che si trattava di un incontro facoltativo tra lui (e per la data di gennaio anche il sindaco), il dirigente del personale e i dipendenti a carattere meramente illustrativo e non tecnico o sindacale.

Il Comune ha tenuto a precisare che nel corso degli incontri non sono mai state usate, da parte dell’amministrazione, parole di disprezzo nei confronti delle sigle sindacali che avevano presentato il ricorso; anzi, sia allora sia successivamente, sono state espresse parole di elogio e di stima verso la delegazione che sta conducendo le trattative e i sindacati tutti; trattative che sono ancora in corso, un incontro si è svolto solo pochi giorni fa. E il Comune non comprende in cosa possano consistere gli effetti negativi lamentati dai due sindacati.

Uil e Cgil però non demordono e sostengono che Cerboni avrebbe sconfinato dal proprio ruolo di indirizzo politico. —

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