Il Tirreno

Grosseto

saturnia 

Predatore nell’ovile sbrana una pecora

F.B.

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saturnia. «Nel mio podere non sventola e non sventolerà mai bandiera bianca. La mia ferma posizione contro la presenza dei predatori nei nostri pascoli non si modificherà mai». Il gregge del pastore di Saturnia (Manciano) Fernando Tizzi è finito di nuovo nel mirino dei predatori che stavolta sono entrati dentro la “pecorareccia”, un ovile, insomma, dove il gregge era stato chiuso per la notte al podere la Bacciolina, nel territorio di Saturnia.

Nella notte tra lunedì e martedì il predatore si è insinuato sotto il cancello che chiude l’ovile, una costruzione munita di un muro di pietra e chiuso nella parte superiore.

«Pensavo fosse per le mie pecore una sorta di spazio sicuro e inaccessibile – racconta Tizzi – ma così non è stato. Il predatore è entrato da una fessura sotto il cancello. A pochi metri c’erano i miei sette cani da guardiania, anch’essi nei loro recinti. I cani verso la mezzanotte hanno cominciato ad abbaiare e hanno durato a lungo. Noi ci siamo affacciati ma non abbiamo visto nulla. Mai e poi mai avremmo pensato che il predatore fosse entrato nell’ovile. Qui dentro ha sgozzato una pecora e le ha divorato una spalla, poi se n’è andato da dove era venuto. Adesso la pecora è davanti a casa mia in attesa che il veterinario venga a staccarle la testa per le analisi».

Tizzi è amareggiato, ma non si dà per vinto. Presente col suo piglio combattivo e con la sua memoria storica che è ancora vivissima e dettagliata, è sempre presente e invitato a tutte le manifestazioni in cui si mette sul piatto la questione predatori.

«Tutti i canali – dice – sono buoni per parlare di questa sciagura che è toccata alla Maremma, ma non solo alla Maremma. Io faccio quel che posso e vado dove mi chiamano a spiegare, se mi fanno parlare, che un gruppo di fanatici è riuscito a distruggere la pastorizia. Il perché non si sa».

Tizzi e la sua famiglia, dal 6 settembre 1983, data in cui gli è successo il primo attacco, ha visto sgozzate 500 pecore. «Una strage nel mio pascolo – dice – spesso davanti al podere, stanotte addirittura nell’ovile». E coi numeri alla mano aggiunge: «Nel 1983 solo qui a Saturnia e dintorni eravamo una sessantina di aziende di allevamento. Oggi siamo rimasti in undici. Durante l’estate altre quattro aziende hanno chiuso. Io provocatoriamente resisto e mi picco di non chiudere, ma tutti devono sapere che in 36 anni ho perso, a causa dei predatori, 500 pecore del mio gregge. La pastorizia oggi è morta». —F.B.

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