Il Tirreno

Grosseto

Giardini privati, tesori nascosti L’anima della città da riscoprire

domenico aleotti

Il giornalista e scrittore Domenico Aleotti invita l’amministrazione a censire i piccoli, preziosi spazi di verde esistenti tra i palazzi 

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la proposta

domenico aleotti

Può capitare a volte, andando a trovare un conoscente, oppure entrando in un portone di certi bei palazzi del primo Novecento, di trovare in fondo al corridoio d’ingresso uno spiraglio di luce e, incuriositi, affacciarsi e scoprire piante, giardini, piccoli orti, incantevoli e nascosti angoli di verde, sia all’interno della città vecchia, che fuori dalle mura, nelle amene palazzine liberty, o frutto di un delicato rigore piacentiniano.

Non stiamo parlando dei giardini di Firenze o di Lucca, né tanto meno della splendida Granada, ma di delicati angoli, che fanno, della città di Grosseto, un centro verde, vissuto con cura, un rifugio dall’angosciante sfrecciare delle automobili.

Come il cerchio d’indagine si allontana dalle mura, scopriamo piccoli orti, delicate presenze di alberi da frutta, un caro amico mi porta susine e albicocche dicendomi “sono del mio orto”. Quale orto, rispondo, se abiti in un grande condominio? Allora mi ha mostrato l’orto circondato dai palazzoni del boom economico.

Pensavo, guardando questa tavolozza di verde nascosto, al Buon Governo di Lorenzetti, ove si descrive una Siena presa dall’impegno economico, poi guardando bene l’affresco, dietro a un muro appare un alberello, e sul davanzale una pianticella di gerani.

La città “faber” del ventre toscano, così intenta al traffico di merce di uomini, trovava il tempo per curare una pianticella, un vaso di gerani. Ecco quindi che avere un cuore verde non ti pone nell’elenco degli “esagerati” ambientalisti, ma nella schiera di chi sa cogliere poesia, anche da una pianticella o da un nascosto giardino.

Se fossi un assessore, butta casa preposto alla poesia, alla bellezza, alla tenerezza ambientale, mi porrei il problema di censire “questi piccoli tesori”, non con piglio burocratico o inquisitorio, anzi ringraziando i cittadini custodi di questo piccolo patrimonio naturale, cercando quindi la loro collaborazione, invitandoli a partecipare alla costruzione di percorsi con saltuari accessi, gestiti da guide con rispetto della proprietà privata.

I Romani invitavano a non seguire troppo i sentieri della poesia, infatti, il loro motto, quasi un monito, suggeriva: “Carmina non dant panem”… Ma la mia “scoperta”, la mia proposta parte sì da uno stupore poetico, ma s’inserisce, nell’attuale dibattito cittadino sulle identità della città di Grosseto.

Si è dato troppo, nel passato, l’immagine di una città dura, esageratamente riservata, dalle finestre sempre chiuse, una città per “omaccioni”. Non è così. Guardando certi piccoli nascosti giardini, alcuni minuscoli orti, si scopre l’anima di Grosseto, lasciatemelo dire in quanto, “forestiero”, che come vento passa per le strade e sempre più, scopre, che sotto un’esposta corazza si nascondono emozioni delicate.

Sarebbe giusto quindi aprire ai cittadini con visite guidate, questi umili tesori, che fanno la differenza ed aiutano la città a non essere un dormitorio per scoprire il cittadino nascosto, spesso per pudore eccessivo e capire che una città cresce quando custodisce un’anima, quando imparare a scoprire la propria umile bellezza come insegna l’affresco di Lorenzetti aggiungendo allo splendore di Siena una semplice pianta di gerani. —



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