Il Tirreno

Grosseto

Aria fetida a Grosseto, cittadini in piazza contro le centrali a biogas

Francesca Ferri
Matteo Della Negra (al centro con la maglia a righe) e altri cittadini del comitato Grosseto Aria Pulita durante un picchetto contro i cattivi odori nel 2018 (foto Agenzia Bf)
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Matteo Della Negra (al centro con la maglia a righe) e altri cittadini del comitato Grosseto Aria Pulita durante un picchetto contro i cattivi odori nel 2018 (foto Agenzia Bf)

Sabato 19 ottobre manifestazione del comitato Grosseto Aria Pulita, ritrovo alle 16 davanti al Comune

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GROSSETO. Basta con l’aria fetida a Grosseto. Il comitato di cittadini Grosseto Aria Pulita chiama tutti a raccolta sabato pomeriggio alle 16 sotto al Comune, in piazza Duomo, per una manifestazione di protesta contro i miasmi che continuano a sentirsi a tratti nel capoluogo e che derivano dall’attività delle otto centrali a biogas che si circondano la città. Cattivi odori che, come sottolinea il portavoce del comitato, Matteo Della Negra, «periodicamente tengono sotto scacco Grosseto».

Turisti in fuga

Così è da anni (a luglio 2019 anche l'ospedale Misericordia fu costretto a serrare le finestre per non far entrare il cattivo odore)  e così è stato lo scorso fine settimana quando per l’aria irrespirabile, soprattutto sabato, la situazione è precipitata.

Clienti di ristoranti in centro si sono alzati e se ne sono andati e gruppi di turisti stranieri hanno preferito stare al chiuso in albergo pur di non respirare la puzza di letame che avvolgeva la città. Imbufaliti i ristoratori e, di certo, una pessima figura davanti ai visitatori per un territorio che vive soprattutto di turismo. Ma il problema più grosso ce l’ha chi ci vive tutto l’anno, a Grosseto, e periodicamente deve sopportare la puzza.

Il Comune rassicura

L’ufficio comunicazione del Comune di Grosseto ha inviato domenica una nota dove afferma che i cattivi odori in questo periodo sono legati allo «stagionale conferimento (alle centrali) di sansa», cioè quel che resta dalla spremitura di olive, ma che in particolare «le maleodoranze avvertite dalla cittadinanza nel pomeriggio di sabato 12 ottobre sono da attribuire al riutilizzo agronomico di reflui di stalla, che quindi poco ha a che vedere con gli impianti a biomassa». E che ad ogni modo la puzza è «innocua».

Il comitato non ci sta

Spiegazioni che non convincono il comitato Grosseto Aria Pulita, impegnato a far luce sulla questione sia raccogliendo segnalazioni sulla propria pagina Facebook (centinaia sabato e alcuni hanno lamentato malessere e fastidi), sia sollecitando le istituzioni con richieste di accesso agli atti e di partecipazione al tavolo pubblico di controllo nato nel 2017.

«Fuori le analisi»

«Il sindaco è il responsabile della salute pubblica della città e, per dire che l’odore di sabato era innocuo, deve aver fatto fare delle analisi e possedere i risultati: chiediamo di vedere questi dati», dice Della Negra.

Dubbi sulle cause

Il comitato nutre dubbi anche sull’origine delle maleodoranze di sabato. «I cittadini del comitato Grosseto Aria Pulita – dice Della Negra – seguendo la scia di odori e consultando le mappe dell’Aeronautica militare per individuare la provenienza dei venti, sono convinti che l’origine degli odori sia in alcuni campi di diversi ettari a sud della città. Abbiamo fatto un sopralluogo: il terreno era coperto di materiale nero liquido e semiliquido in superficie, nonostante le norme prevedano che sia interrato immediatamente. E c’è rimasto giorni. Riteniamo che fosse digestato (il residuo della fermentazione del materiale organico delle centrali a biogas che si sparge sui campi come concime). L’aria era densa di mosche; a fatica si riusciva a tenere aperti gli occhi. Il sindaco Vivarelli Colonna dice che quello è refluo di stalla? Mostri ai cittadini la documentazione che lo attesta».

Comunicazioni mancanti

E proprio la documentazione è un tasto dolente della vicenda secondo il comitato. «Il sindaco, come rappresentante del Comune, è responsabile della gestione agronomica dei terreni. In virtù di questa responsabilità le aziende sono tenute a fornire annualmente al Comune le comunicazioni, previste dalla legge toscana 46/2008, sull’uso del digestato come ammendante agricolo», dice Matteo Della Negra.
Il Comune, insomma, deve sapere che materiale organico entra negli impianti, cosa ne esce, dove viene sparso il digestato e in che condizioni è poi il terreno.

Grosseto Aria Pulita da tempo ripete di avere accertato, attraverso fonti autorevoli, che non tutti gli impianti rispettano le prescrizioni. La consigliera regionale del gruppo misto Monica Pecori (Toscana per Tutti) il 5 giugno ha presentato un’interrogazione alla giunta regionale e una duplice richiesta a Comune, Regione, Arpat e Asl di accesso alle risultanze dei sopralluoghi da loro effettuati negli anni e ai verbali delle riunioni del tavolo tecnico istituito nel 2017.

«In una lettera ufficiale – annuncia Della Negra – l’ufficio Gestione del territorio scrive che “ai fini agronomici, non risultano pervenute agli atti di questo ufficio le comunicazioni previste dalla legge 46/2008 inerenti il riutilizzo del digestato come ammendante agricolo”. Insomma il Comune ammette che per anni non ha saputo cosa è andato nei terreni, quindi nelle falde, nella rete idrica e al mare».
Anche su questo il comitato chiede chiarezza.

Il tavolo tecnico

Il comitato chiede infine di essere riammesso a partecipare alle riunioni del tavolo tecnico di controllo sulle centrali a biogas, nato dopo le sollecitazioni del comitato stesso, che riunisce Comune, Asl, Arpat e, appunto, il comitato. «Dopo il primo incontro – spiega Della Negra – il sindaco ha estromesso i cittadini dal tavolo. E poiché lì siedono i soggetti che hanno rilasciato le autorizzazioni agli impianti, per una questione di trasparenza è necessario che vi partecipino anche i cittadini».


No comment, per ora

Il Tirreno ha chiesto all’amministrazione comunale una replica alle dichiarazioni del comitato. Il Comune ha rimandato tutto a una conferenza stampa nei prossimi giorni i cui darà conto dei controlli effettuati in modo congiunto sugli impianti da Comune, Asl e Arpat in questi mesi. —


 

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